Navigatori satellitari GPS: la sfida è sui contenuti. E gli utenti lo vogliono usare a piedi. Un mercato in fermento

Una mappa al polso, mentre cerchiamo quella vetrina in centro. O magari attaccata al marsupio, mentre pedaliamo in bicicletta tra i prati alla ricerca di un bar per fare una sosta. La cartografia satellitare diventa un tassello importante della strumentazione personale, e, piano piano, esce anche dall'automobile – e dal classico navigatore – per spostarsi un po' ovunque. Soprattutto per camminare al fianco dei pedoni. È la nuova frontiera di un mercato attivo, fiorente, in cui i colpi di scena non mancano ultimamente: Nokia che vuole acquisire Navteq, interessata ad avere il meglio per i servizi di localizzazione sui suoi cellulari; Garmin e TomTom che si giocano invece la proprietà del rivale TeleAtlas, la prima oltretutto sempre più agguerrita sul mercato italiano. Navteq e TeleAtlas poi, che insieme si giocano un mercato mondiale da milioni di dollari, fornendo contenuti a qualsivoglia produttore di dispositivi (da auto, apparecchi mobili ecc), o di servizi internet (Google, Yahoo, Seat PagineGialle…), o azienda che offre pacchetti completi ad imprese e privati (Oracle, Ibm e una lista infinita di più piccole), o produttore di automobili (qui tutti i marchi, senza esclusione di colpi).

Perché la parola magica è: contenuti. La lotta nella mobilità e nella telematica si è spostata, dall'apparecchio, il device, a quello che gira su di esso, la mappa e le informazioni suppletive. Che fanno i conti oggi, oltretutto, con le informazioni generate dagli utenti in rete. Una bella sfida, che però sia TeleAtlas sia Navteq avvertono come fondamentale e urgente. E che declinano ognuno a modo suo. Per TeleAtlas l'imperativo è «cominciare a uscire dall'auto, anche con la cartografia digitale. Per esempio con un servizio di visualizzazione 3D dei punti di interesse turistico», spiega Erminio Di Paola, global key account director, alla platea del Telemobility Forum che si è chiuso ieri a Monza. TeleAtlas ha già iniziato l'opera e ha digitalizzato 64 città europee in terza dimensione, scegliendo di concentrarsi sui punti di attrazione turistica. Da qui vuole dedicarsi al passo successivo: la dinamicità dei contenuti. Ovvero, per fare un esempio, la segnalazione del parcheggio più vicino, ma che abbia anche il posto libero nell'esatto momento in cui a noi serve. Settore in cui ancora ci sono molti passi da fare, ma in un mondo tutto connesso molto presto potrebbe essere possibile che cercando un ristorante nel luogo in cui siamo, riusciamo subito a prenotare il tavolo vista mare, selezionare il menu di nostro interesse. Non ci resterebbe che sederci e mangiare.

Come suggerisce nel presentare i dati Navteq al Telemobility Forum Cristiano Ranalletta, customer marketing manager per il Sud Europa, il 2007 è stato l'anno dell'arrivo degli smartphone con il Gps integrato. E questo presuppone che ci siano presto nuovi sviluppi, slegati dunque dalle auto e connessi con i servizi basati sulla localizzazione, i cosiddetti LBS. Secondo i dati di Frost & Sullivan (ricerca commissionata da Navteq) è una questione di informazioni, real time e di esperienze sempre più interessanti. Ovvero: il 42% dei consumatori vorrebbe maggiori informazioni sui punti di interesse legate alle mappe, il 78% vorrebbe notizie aggiornate in tempo reale sul traffico e il 70% cerca quel qualcosa in più, magari la segnalazione di quel percorso panoramico imperdibile, accanto al nome della statale che sta percorrendo. Questo comunque anche al di fuori dell'auto, perché il 63% dei consumatori, oltretutto, dichiara che sarebbe disponibile a usare un navigatore portatile anche a piedi.

Il settore non può che interessare gli operatori telco, i produttori di cellulari e tutta la filiera del telefonino, soprattutto i fornitori di servizi legati all'internet su palmari e smartphone. Non a caso Nokia ha offerto oltre 8 miliardi di dollari per acquisire Navteq. Lo scenario è ancora più semplice, come spiega a CNet Michael Halbherr, direttore dei servizi di localizzazione di Nokia: «I dispositivi per la navigazione personale che vediamo oggi non possono essere il fulcro di una strategia a lungo termine. Ora si parla di apparecchi connessi (…). La navigazione è una tecnologia, non un apparecchio».

Certo c'è ancora un po' di strada da fare, non solo nella tecnologia, ma anche verso la conquista dei potenziali clienti. In Italia, come raccontano gli ultimi dati di Telesurvey, solo sei italiani su dieci conoscono l'esistenza dei navigatori satellitari e tra questi il 18% soltanto ne possiede uno. Anche se sono pochi, gli utenti più informati ammettono che gli aggiornamenti in tempo reale (del traffico) sono fondamentali: un primo passo verso quell'always on cui mirano i produttori, di tecnologia e di contenuti.

 

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