Intervista all'avvocato tedesco della Peppermint che ha chiesto il risarcimento a 4000 utenti italiani per aver scaricato brani Mp3. Contro-intervista a Guido Scorza professore della Scuola ufficiali dei carabinieri. E, intanto, il Garante della Privacy decide di entrare nel processo (Parte III)
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A queste risposte si contrappone però il parere di gran parte della Rete, in gran subbuglio soprattuttto tra gli utenti che sono soliti utilizzare il file sharing per scaricare e condividere brani musicali. Forti perplessità sono state espresse anche da molti esperti legali di Internet e Nuove Tecnologie. Tra questi, quello autorevole di Guido Scorza - Professore presso il Master di diritto delle nuove tecnologie dell’Università di Bologna e presso la Scuola Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri ed esperto legale della rivista Internet Magazine:
<< La Logistep AG ha trattato per settimane o forse mesi i dati personali di centinaia di migliaia di utenti di mezza europa senza chiedere alcun consenso né prestare alcuna informativa.
Non vi è dubbio che le operazioni di monitoraggio poste in essere dalla Logistep AG si siano, almeno in parte, svolte sul territorio italiano con conseguente applicabilità della disciplina dettata dal Codice Privacy che non contempla la possibilità, per un soggetto privato, di porre in essere - per di più attraverso strumenti automatizzati - operazioni di trattamento di dati personali tanto ampie ed indiscriminate >>
“Nessun dubbio, d’altra parte, può sussistere” – ha continuato Scorza “circa la circostanza che gli indirizzi IP acquisiti e catalogati dalla Logistep costituiscono dati personali degli utenti essendo agevolmente riconducibili alla loro identità. L’attività posta in essere dalla società d’oltralpe, d’altra parte, non sembra poter rientrare nella deroga di cui all’art. 24 del Codice Privacy che permette il trattamento di dati personali “per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento.
La Logistep, infatti, ha presumibilmente trattato i dati di centinaia di migliaia di utenti che si sono poi rilevati del tutto estranei alle ipotizzate violazioni e, ad oggi, la sua attività è stata utilizzata esclusivamente per esigere da alcune decine di migliaia di utenti il pagamento di un importo di natura indennizzatoria rispetto alle violazioni asseritamene poste in essere il che, certamente, non costituisce esercizio di un diritto in sede giudiziaria così come prescritto dalla richiamata disciplina.
In tale contesto, all’origine della vicenda di cui stiamo parlando sembra esservi una plateale violazione della disciplina in materia di trattamento dei dati personali alla quale la Logistep non sembra potersi sottrarre semplicemente sbandierando la propria “cittadinanza” svizzera.”
I dubbi e le perplessità circa la liceità
dell’operato della “squadra del grande
fratello” sotto il profilo della disciplina della
privacy non finiscono qui.
È ancora Scorza a far notore come “la Peppermint si ritrova oggi a trattare dei dati personali nuovi ed autonomi rispetto a quelli originariamente acquisiti dalla società svizzera, risultanti dal data matching tra gli indirizzi IP, le informazioni relative alle pretese violazioni dei propri diritti d’autore ed i nominativi dei titolari delle utenze telefoniche corrispondenti a detti IP comunicatile dalla Telecom.
Tali dati - almeno in una certa percentuale - non sono certamente corretti.
In molte occasioni, infatti, il titolare dell’utenza telefonica cui risulta associato un contratto di accesso ad internet non coinciderà con il preteso autore della violazione contestata dalla Peppermint o, più semplicemente, con l’utente della piattaforma di Peer to peer monitorata dalla Logistep”
Per chiarire il tutto ai lettori, l’esperto legale di Internet Magazine fa questo esempio:
“Il Sig. Paolo Rossi, padre di Mario, è titolare dell’utenza telefonica 066880…., tranquillo pensionato ed analfabeta informatico, potrebbe essersi visto recapitare dallo Studio Legale che assiste la Peppermint una lettera con la quale gli si chiede di provvedere al pagamento dei famosi 330 euro per aver condiviso via internet un certo brano musicale e, in caso di mancato pagamento, domani, potrebbe vedersi trascinato dinanzi ad un giudice civile o penale quale “pirata informatico”.
Sotto tale profilo, il trattamento che la Peppermint sta attualmente ponendo in essere, appare evidentemente illecito”.
“Detto trattamento” – agginge Scorza “d’altra parte, al pari di quello originariamente posto in essere - e forse non ancora esauritosi - della Logistep, avrebbe dovuto essere notificato al Garante ai sensi dell’art. 37, lett. D) del Codice privacy.
L’omessa notifica al Garante, ai sensi dell’art. 163 del Codice comporta per il trasgressore una sanzione da 10 a 60 mila Euro.
Se l’Ufficio del Garante, quindi, mostrasse, in questa vicenda la solerzia e puntualità di recente manifestata per vegliare su vizi e virtù degli uomini del Palazzo, la Peppermint e la Logistep - dopo aver inondato l’Italia di richieste di pagamento - potrebbero vedersi recapitare una comunicazione che, sotto lo stemma della Repubblica, chiede loro di versare all’italico erario una piccola percentuale di quel milione e duecento mila euro che stanno cercando di portare oltralpe”.
Ma il punto più importante di tutti è forse questo: nella lettera di risarcimento inviata agli utenti, innanzitutto, si lascia intendere che, se essi pagheranno l’importo richiesto, potranno dormire sonni tranquilli al riparo da azioni civili o penali.
“Sfortunatamente per gli utenti” – precisa Scorza “il reato loro contestato - messa a disposizione di opere protette dal diritto d’autore attraverso internet - è procedibile d’ufficio con la conseguenza che, a prescindere da ogni iniziativa della Peppermint essi corrono, comunque, il rischio di vedersi trascinare davanti ad un giudice penale!”.
Non ha toni meno duri, in merito alla vicenda, il già senatore Fiorello Cortiana, da sempre un punto di riferimento per i temi del diritto d'autore e del copyright.
In un’intervista rilasciata a Massimo Mattone, Cortiana ha affermato che la Rete si trova ad un bivio pericolossimo: se non si supera questo empasse legale, potrebbe sprofondare in un baratro dando origine ad un precedente legale gravissimo.
Al contrario, se si resta uniti e si scrive tutti al Garante Privacy, si può dare la dimostrazione che il popolo della Rete è più forte di chi tenta illegittimamente di sostituirsi alla sua sovranità.
Più o meno sulla stessa linea il noto magistrato Giuseppe Corasaniti, autorevole studioso di problemi giuridici della comunicazione e dell'Informatica e direttore scientifico di Medialaw.
“Mi pare un paradosso causato, soprattutto, da
una anacronistica legge sul diritto d’autore,
frammentata e a tratti farraginosa, da una scarsa
considerazione delle garanzie esistenti in materia di
privacy, e ovviamente da una strategia aggressiva, in
verità non solo italiana, che sta prendendo piede nei
confronti del “file sharing” .
“Il rischio” – ha aggiunto il
magistrato – “è evidentemente quello
di considerare la rete in sé, in tutte le sue
applicazioni, un qualcosa di illecito, anche solo
potenzialmente.
È una sorta di “guerra santa” che,
purtroppo, non è utile davvero a nessuno, come
tutte le guerre, sante o meno. Occorre invece trovare spazi
di mediazione e comprensione reciproca”.
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