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Speciale: Su YouTube confronto fra Hillary Clinton, Obama e Edwards i candidati favoriti alle elezioni presidenziali americane. Il vincitore? Internet, i suoi utenti e i video online. Evento storico
Articoli di approfondimento su tematiche inerenti al mondo ICT, Internet e webmaster.
 
a cura di Visionpost.it

Su gentile concessione di Visionpost.it

A Citadel, Cittadella, nella sede dell'Accademia militare di Charleston (South Carolina) ieri sera si è tenuto il primo dibattito politico nella storia di YouTube: quello tra i candidati democratici, primo di una serie che accompagnerà i candidati alla presidenziali Usa 2008 fino al voto. Quello repubblicano è previsto per il mese di settembre.

Organizzato dal braccio video di Google insieme con Cnn, ha visto il confronto dei candidati democratici che hanno risposto in diretta tv e web alle video-domande scelte tra le quasi 3mila arrivate su YouTube dagli utenti. Trentanove in tutto quelle selezionate per andare in diretta nello show delle ore 19 (questa notte per l'ora italiana): alcune personali e dirette, altre serie e preparate, altre ancora provocatorie, per due ore di dibattito con tutti i connotati classici della comunicazione politica, risposte fumose incluse.

Come ogni esperimento, innanzitutto il risultato: il dibattito è riuscito. Per l'organizzazione, tecnicamente, a livello di pubblico, ma anche rispetto ai candidati stessi. Gli otto democratici sul palco avevano la possibilità di discettare un po' su tutto, e lo hanno fatto nella maniera a loro più consona, da politici. Sono stati interrogati su matrimoni gay da una coppia di lesbiche (risposte contrastanti: per John Edwards non se ne parla, per Dennis Kucinich le nozze si possono fare); crisi in Darfur, Iraq (in questo caso, le morti dei soldati sono state un tema ricorrente nelle domande); politica estera e incontri con i paesi nemici (qui Barack Obama è stato più possibilista rispetto a Hillary Clinton, per esempio); sanità pubblica, riscaldamento globale, ma anche su temi più personali, come l'educazione sessuale e le scuole che frequentano i loro figli, o, nel caso della Clinton, la scommessa di una donna in un ruolo che, nel mondo arabo rappresentato anche negli Usa, sarebbe impensabile. Risposta glissante della candidata: «Sono certa che non ci sia alcun dubbio, nella testa di tutti, che io possa essere presa sul serio».

Anche l'ironia tra i video scelti dalla redazione Cnn non è mancata: la domanda sull'ambiente era posta da un pupazzo di neve parlante; sulle tasse, un menestrello ha intonato la sua canzone, chitarra alla mano; la domanda n°39 di Jason, dal Colorado, ripropone un vecchio gioco: guardate il candidato che avete alla vostra sinistra e diteci una cosa che amate e una che non vi piace di lui. E ricordatevi di essere onesti.

Ma quel che accomunava i video, prima postati su YouTube, e poi passati sul mega schermo dello studio Cnn, era la rivincita dell'utente comune. Che con il linguaggio meno impostato, con gli intercalare, l'imbarazzo da telecamera (anche se si trattava soprattutto di webcam casalinghe), le mani gesticolanti, il look casereccio – cappellini da basket, occhiali da sole, t-shirt sgualcite – ma reale, è arrivato dritto al punto, ponendo ai candidati senza troppe sottigliezze gli interrogativi che gli stanno a cuore. Non a caso, nella sezione di YouTube che ancora raccoglie i 39 video scelti, proprio il primo fa una richiesta inequivocabile: candidati, per favore, cercate di rispondere con precisione alle domande che vi poniamo.

E ancor meglio, il ruolo dell'anchorman della Cnn Anderson Cooper chiamato a moderare il dibattito, è stato molto diverso rispetto a quello ricoperto nei faccia a faccia più tradizionali: interventi minimi, nessuna sollecitazione ad approfondire, nessun inciso neppure sui temi caldi. Così assente da subire diverse critiche per non aver incalzato i candidati nel rispondere, soprattutto quando le loro osservazioni erano troppo fumose. Ma forse la scelta faceva parte del gioco: lasciare l'arena al confronto, seppure mediato tecnicamente da YouTube, tra elettori e potenziali eletti, evidenziandone così anche tutte le mancanze.

Tra una domanda e l'altra c'è stato spazio anche per mostrare su grande schermo i video già famosi per il popolo online delle campagne web dei candidati. Che continuano a usare la rete per promuovere la loro immagine e fare proseliti, facendo un largo uso soprattutto del social networking. E qui le differenze tra loro sono ancor più palesi: se Obama chiacchiera a tempo di rock ed è ormai la star delle presidenziali su web, se Hillary punta tutto sul suo essere donna, vi sono democratici più ingessati che ancora della rete sociale non hanno colto tutte le potenzialità. Come Joe Biden, che rivolge alla popolazione un appello vecchio stile sulla fine del conflitto iracheno. Ma i suoi consulenti per la comunicazione online avranno probabilmente fatto la loro scelta consapevole.

 

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