Primi importanti licenziamenti nel settore del'informatica, ICT ed editoria online in Italia
Dopo la grande bolla speculativa riguardante Internet e,
più in generale, l’informatica e le
telecomunicazioni, che ha attraversato l’Italia negli
anni scorsi, ecco giungere pesantemente la crisi industriale
e commerciale anche nel settore delle nuove tecnologie.
Settore delicato, perché composto essenzialmente da
lavoratori giovani, troppo giovani per pensare ad un
prepensionamento, fortemente specializzati e spesso precari.
Desta infatti molta preoccupazione il fatto che Esprinet,
azienda con sede a Nova Milanese che opera nella
distribuzione all’ingrosso di informatica ed
elettronica di consumo, ha annunciato alle organizzazione
sindacali che ci sono 30 lavoratori in esubero. Non è
affatto un caso isolato. Salta semmai all’occhio che
questo “esubero” di forza lavoro nasce subito
dopo l’acquisizione, da parte di Esprinet, di Actebis,
altra azienda di distribuzione. Per chi non è
“addetto ai lavori” potrebbe infatti apparire un
po’ strano che un azienda in grado di acquisirne altre
vada in crisi occupazionale.
Se la distribuzione mostra segnali di crisi, non va affatto
meglio nel settore dell’Information Technology. Peppe
Mariani, presidente della Commissione lavoro della Regione
Lazio, ha espresso “indignazione e sconcerto” per
l’annuncio di Galileo Italia del licenziamento di 109
dipendenti sui 220 attualmente impiegati. Secondo Mariani,
ciò si deve all’acquisizione dell'azienda da
parte di una società finanziaria americana, le cui
speculazioni ora rischierebbero di mandare all’aria una
realtà industriale importante che opera fin dal 1993.
I lavoratori intanto presidiano la sede romana di Galileo
Italia e, con l’appoggio dello stesso Mariani, si
appellano a istituzioni e governo perché incontrino le
rappresentanze sindacali.
Le cose non migliorano affatto nel settore
dell’editoria online ed il caso di VNU, tra le maggiori
testate italiane, non fa che aumentare le preoccupazioni. Di
recente, l’assemblea dei giornalisti di VNU BPI si
è riunita per discutere della gravissima situazione
venutasi a creare in seguito all’improvviso
licenziamento di tre colleghi, un caporedattore e due
direttori, notificato dalla direzione aziendale. Il
management aziendale, secondo il durissimo comunicato
dell’assemblea, “scarica senza remore il frutto
dei propri errori su chi lavora nelle redazioni; la chiusura
delle testate CRN e Data Business, presa a motivazione dei
provvedimenti, si aggiunge a una lunga catena di prodotti
chiusi, dismessi e venduti, che stanno a dimostrare un
andamento non certo brillante della casa editrice.”
I licenziamenti sono stati notificati a freddo, mentre erano
in corso trattative fra cdr e azienda per tentare di
ricollocare i lavoratori colpiti. I giornalisti di VNU BPI si
chiedono con preoccupazione quali siano gli intenti della
nuova proprietà, la società 3I, se il biglietto
da visita con cui si presenta è quello del calpestare
il contratto giornalistico, licenziare a freddo, rimandare
furbescamente ogni seria indicazione sul futuro delle
redazioni.
Quindi, se si sommano i licenziamenti sia nel settore
dell’editoria web, sia nella distribuzione
dell’informatica, sia nell’IT, che negli anni
scorsi è stata la vera punta tecnologica del settore,
allora siamo al completo: l’informatica italiana
è in crisi, attraversata da tagli occupazionali in
tutti i settori.
Probabilmente, nel settore dell’editoria online, la
crescita degli anni scorsi si era basata troppo su politiche
che tagliassero i costi e sul precariato di chi lavora.
Infatti, secondo alcuni dati di Assostampa relativi alla sola
regione Toscana, sono 3000 i pubblicisti iscritti
all’albo regionale, oltre a mille collaboratori che
lavorano ogni giorno dentro e fuori le redazioni; tutte
queste persone lavorano con un tetto massimo di 50 articoli
mensili, pagati tra i 5 e i 7 euro. Oltre 50 articoli, i
successivi vengono pagati 2 euro ciascuno. Per non parlare
delle “notizie brevi” che compaiono su molte
testate online, dove un lancio viene pagato 21 centesimi di
euro.
Problemi analoghi sorgono nel settore della distribuzione,
dove i posti di lavoro si riducono a causa di progressive
fusioni per incorporazione, dove i distributori più
grandi riescono a fagocitare senza problemi i più
piccoli, riducendo nel contempo i posti di lavoro. Il settore
industriale, invece, soffre del problema opposto, infatti
spesso i settori IT vengono esternalizzati a costi
ridottissimi.
Il risultato è un quadro difficoltoso: per oltre
dieci anni si è spinto sull’informatica come
nuovo sbocco occupazionale per i giovani, sono stati aperti
centinaia di istituti tecnici che hanno iniziato a sfornare
periti anche molto preparati, sono stati istituiti nuovi
corsi di laurea che hanno prodotto migliaia di informatici.
Ma ora il mondo del lavoro mostra di non essere in grado di
accogliere questa mole di lavoratori, creando nuovo
precariato anche nel settore delle nuove tecnologie, creando
disoccupazione e spettri fatti di mobilità e cassa
integrazione. Spettri che si fanno più neri per le
decine di migliaia di giovani che lavorano con contratti
atipici e molto precari nel settore.
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