Marcello Tansini
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Google Italia denunciata per il video del pestaggio di Torino ai danni di un disabile. Ma Google e Internet andrebbe ringraziati, non indagati! (Parte I)

E così, mio malgrado, mi ritrovo ancora una volta a parlare di libertà della Rete in Italia, di politici che non conoscono il web e vogliono imporre leggi e divieti come se la Grande Rete fosse equiparabile ad una televisione o ad una radio. Stavolta, però, rispetto agli ultimi articoli scritti riguardanti Internet e Politica (l'ultimo in ordine cronologico: Tassare i contenuti multimediali su Internet e cellulari. Una incredibile proposta di legge tutta italiana), è ancora più difficile ragionare sull'argomento vista la delicatezza dell'accaduto, ovvero i video di atti di bullismo e non solo pubblicati online da giovani studenti.

Partiamo dalla pura e semplice cronaca. Il recente scandalo dei video trovati su Internet di atti di bullismo scolastici e di folli corse in moto a 250 Km/h ( Video: a 250 Km in moto su Google Video. Un italiano fa il giro del mondo. E la polizia lo individua) ha registrato ieri un ennesimo atto: la Procura di Milano che indaga sul primo video che ha scatenato l'indignazione di tutta Italia, ovvero il filmato registrato all'istituto tecnico «Albe Steiner» di Torino in cui è ripreso un ragazzo disabile vittima di botte e offese arrecategli dai compagni di classe, ha deciso di iscrivere nel registro degli indagati anche Google Italia Srl, la sede milanese del motore di ricerca più importante al mondo. E questo perchè il video del pestaggio di Torino è stato pubblicato per la prima volta all'interno del servizio video di Google che, come molti di voi sapranno, si chiama "Google Video".

Il video era stato rimosso in poche ore da Google stesso, ma Google stesso o meglio i suoi due legali rappresentanti di Google Italia Srl (cittadini statunitensi che si sono alternati nella carica, a cavallo del periodo interessato dall'inchiesta) sono da ieri indagati dal pubblico ministero Francesco Cajani con l'accusa di "concorso omissivo nel reato di diffamazione aggravata a mezzo Internet".

Sempre nel corso dell'indagine aperta nei confronti di Google Italia, ieri stesso, è stata perquisita la a sede a Milano della società da parte della Guardia di Finanza per accertare da quali server sia stato trasmesso il video. Ovviamente Google, attraverso il suo portavoce italiano Stefano Hesse, ha spiegato che i server di Google, compresi quelli di Google Video, risiedono nella sede centrale a Mountain View in Usa. Non solo: sempre Stefano Hesse ha affermato che "In ogni caso noi siamo disponibili a collaborare con gli inquirenti, così come lo siamo stati nel rimuovere immediatamente il video di Torino e nell'inchiesta per individuare chi lo aveva messo in Rete ".

Sul blog ufficiale di Google Italia, lo stesso Stefano Hesse ha precisato ulteriormente alcune frasi rilasciate da diversi organi di informazione: "In relazione alle recenti dichiarazioni a me attribuite dalla stampa, relativamente alle indagini effettuate sul video della scuola torinese, mi preme evidenziare l'incompletezza di tale frase ("Google Italia non provvede a controllare nulla poichè i dati si trovano su server esteri"), che attribuisce al sottoscritto e a Google Italia una posizione di distacco e direi quasi menefreghismo che ovviamente non rispecchia in alcun modo il nostro operato.

Oltre a evidenziare la completa solidarietà, mia personale e di tutta Google, al ragazzo oggetto del video e alla sua famiglia, ribadisco innanzitutto la nostra totale disponibilità e cooperazione con le Autorità e correggo l'errata frase a me attribuita: le attività relative a Google Video vengono effettuate da personale che non risiede in Italia, quindi noi localmente non abbiamo accesso diretto al contenuto, motivo per il quale abbiamo immediatamente contattato il team che si occupa di questo prodotto, lavorando a stretto contatto con chi si occupa delle indagini. L'estrapolazione di quelle poche parole ha evidentemente generato un equivoco che lede in maniera ingiusta l'immagine di Google Italia."

Abbandoniamo la "cronaca" che ha fatto parlare di Google e di Internet sui telegiornali italiani come mai era accaduto (!) e inizio a fare qualche riflessione sull'accaduto e sulle possibili conseguenze. Alla base della denuncia e delle indagini della procura di Milano vi è la tesi che Google viene equiparato ad una testata giornalistica che deve, per legge, controllare i propri contenuti prima di pubblicarli come è tenuto a fare un direttore di un qualsiasi giornale cartaceo. Ovviamente questo apre nuovi scenari ( abbastanza inquietanti e inverosimili ) per l'Internet italiana all'interno della quale i motori di ricerca sarebbero, stando alle tesi di base adottate per questo caso, dei produttori di contenuti e non dei raccoglitori come, invece, lo sono veramente.

Non si può, come taluni fanno, collegare quanto sta accadendo per il video di Google ad una altra sentenza che, purtroppo, ha fatto, nel suo piccolo, "storia, ovvero quella di un tribunale di Aosta che ha condannato un gestore di blog per non aver eliminato alcuni commenti diffamatori, equiparando di fatto un qualunque gstore di sito web ad una testata giornalistica. Da sottolineare che negli Stati Uniti, anche in recenti processi civili, nessun tribunale ha mai condannato un gestore di un sito web per commenti pubblicati da altri utenti sul suo sito web.

Sempre negli Usa, come ha ricordato Vittorio Zambardino, bravissimo giornalista di Repubblica, è da anni che il Parlamento, associazioni ed esperti si confrontano sulla libertà di espressione su Internet, senza trovare ancora nessuna soluzione. Perchè la vera essenza di Internet è la libertà di espressione che tutti possono avere: tutti gli utenti possono dire la propria opinione e publicare i propri testi, video, foto secondo i propri desideri in totale indipendenza. Non è questo il tanto famoso web 2.0, l'Internet creata dagli utenti e tanto osannata dagli stessi esperti di comunicazione, come mezzo rivoluzionario di comunicazione? Limitare la libertà di esprimersi su Internet significherebbe "censurare" e far perdere proprio la peculiarità fondamentale di Internet stessa che diventerrebbe come una tv o un giornale, dove c'è un editore che decide cosa pubblicare. Proprio la libertà di espressione (che non sempre produce contenuti moralmente accettabili) ha permesso in questo caso di scoprire l'increscioso fatto della scuola di Torino e il dilagante bullismo nelle scuole.

Se non ci fosse stato questo video, registrato e pubblicato su Internet dagli stessi studenti ( in questo caso, per fortuna, anche poco furbi ) chi avrebbe mai scoperto questi atti: gli altri compagni di scuola, le insegnanti, il preside? Tutti, finora, erano rimasti completamente zitti, in silenzio, in una completa omertà che solo Internet ha squarciato. E se in italia ce ne si accorge solo ora, in altre nazioni, come negli Stati Uniti, altri casi scoperti grazie a video pubblicati in Rete (il più recente e clamoroso è il pestaggio di alcuni poliziotti americani ai danni di un disabile) non hanno avuto come conseguenze la denuncia del sito che li aveva ospitati (essendo come Google Video un semplice raccoglitore di video pubblicati dagli utenti), ma l'immediato arresto dei reali colpevoli, senza nessuna colpevolizzazione del mezzo Internet che, anzi, viene giudicato come il mass media, per eccellenza, per denunciare qualsiasi fatto, dal sociale al politico, in completa libertà senza nessuna censura di qualche particolare lobby di potere.

Portando all'estremo il mio ragionamento occorre ringraziare Google e altri siti che hanno la forza di fare controinformazione in una società mondiale dove la stessa informazione, il più delle volte, è standardizzata. Provocatoria, ma assolutamente realistica, è la frase di Vittorio Zambardino nella quale afferma che probabilmente i massacri nella ex-Jugoslavia, in epoca pre-video online e pre-google, si sarebbe scoperti molto prima e non dopo anni se i fosse stata l'Internet che c'è oggi. Il vero problema sul quale discutere è quale limite ci deve essere ( se ci deve essere ) nella libertà di espressione su Internet stando attenti alla facile censura che ogni legge e regolamento imposto dall'alto potrebbe imporre, snaturando,come già detto, il vero valore di Internet.

Sicuramente, come amo ripetere e come me persone ben più importanti, è che manca una legislazione di Internet che, però, dovrebbe essere assolutamente internazionale e non gestita da Governi e Amministrazioni Pubbliche nazionali che cercherebbero, alla lunga, di imbavagliare le voci fuori dal coro.  E' anche l'opinione di Stefano Rodotà , uno dei massimi esperti italiani sulla materia, e della maggior parte di esperti convenuto al recente Forum di Atene che aveva discusso sulla Governance di Internet e che aveva sottolineato come era quanto mai urgente e necessaria organizzare una tavola rotonda di esperti e di vari rappresentanti di categoria ( tra cui anche gli utenti ) per darsi delle regole comuni da rispettare.

Nel frattempo, se Internet è creata dagli utenti stessi, l'unico modo efficace per controllare la bontà dei contenuti stessi è il controllo stesso che gli utenti possono fare di quanto trovano online e, se lo ritengono opportuno, denunciarlo alle polizie competenti. Nel frattempo società come Google si stanno impegnando a creare filtri intelligenti, ma qualsiasi filtro non sarà mai abbastanza intelligente rispetto al controllo umano che potrà fare una singola persona.

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