Condannati dal tribunale due impiegati italiani per uso illecito di Internet in ufficio
Due dipendenti pubblici sono stati condannati per aver infettato il sistema informatico interno navigando su siti pornografici.
La Corte dei Conti, con la sentenza 83/2006/R. dello scorso marzo, ha ritenuto colpevoli due dipendenti della Direzione provinciale del Lavoro di Potenza perché hanno utilizzato abusivamente i computer messi a disposizione dell'amministrazione.
S.G., il primo dei due condannati, avrebbe installato sul proprio computer un software per preparare ed emettere fatture e documenti relativi a interessi personali, provvedendo anche a eliminare la cache dal browser. Ad I.T. è stato invece contestato l'accesso a siti web pornografici.
Entrambi sono stati accusati di aver introdotto una variante del worm Blaster nella rete informatica interna della Direzione, provocando il fermo del sistema per un mese.
A S.G., considerato "tecnicamente competente" , sono state riconosciute delle aggravanti per la diffusione del worm, cosa che non è accaduta con I.T., ritenuto "inconsapevole" degli effetti provocati dalle sua azioni.
Ad I.T. viene contestata la navigazione su siti
pornografici. Si tratta di appena 30 ore nel giro di
un anno, tra dicembre 2002 e novembre 2003.
La Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione
Basilicata, ha perciò condannato i due dipendenti
pubblici al risarcimento sia del costo che
l´Amministrazione ha dovuto sostenere per ripristinare
il sistema informatico interno, sia del danno da disservizio,
inteso come risorse finanziarie e strumentali della Pubblica
Amministrazione impiegate ad altri fini. La sentenza
attribuisce ad I.T. un risarcimento di 100 euro per ogni ora
di navigazione non prevista, un totale di circa 3.000 euro.
Somma identica anche per S.G.
Ricordiamo che la Corte dei Conti, già in occasione di un analogo caso di navigazione illecita su siti non istituzionali da parte di un dipendente della Pubblica Amministrazione sul luogo di lavoro, ha avuto modo di chiarire che non viene violata la normativa a tutela della privacy in caso di utilizzo di apparecchiature finalizzate a svolgere un controllo a distanza dei lavoratori. In entrambi i casi, infatti, non si è trattato di «un´ispezione invasiva preordinata al controllo rendicontivo dell´attività del proprio dipendente, ma semplicemente di una verifica a posteriori, che si è resa necessaria a seguito di significative anomalie rappresentate da incursioni di virus provenienti da siti sospetti».
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