Tiscali Juke Box, una delle pochissime iniziative italiane di distribuzione di musica legale online è costretta a chiudere. Lo comunica Tiscali stessa attraverso un chiaro e deciso comunicato stampa a firma di Mariano Mariani, SVP Media & VAS di Tiscali. Nella nota stampa, una vera e propria lettera aperta sia agli utenti, ma soprattutto alle industrie discografiche, si spiega come Tiscali sia stato costretta a chiudere il suo servizio "Tiscali Juke Box" a causa delle pressioni e dei dissensi manifestati dalle stesse major musicali.
Il servizio di musica online di Tiscali aveva raggiunta ormai milioni di brani suddivisi per autore e genere che potevano essere ascoltati in streaming a pagamento attraverso la piattaforma tecnologica P2P Mercora. Paradossalmente proprio l' "interattività", la base di ogni servizio web, concessa dal sistema Mercora, ha spiegato Mariani, è stata causa del malcontento delle case discografiche che hanno giudicato Tiscali Juke Box "troppo interrativo" perchè "permette agli utenti di Internet (mezzo interattivo per antonomasia) di effettuare ricerche per autore, oltre che per genere".
Per capire meglio l'atteggiamento delle società discografiche bisogna spiegare, come fa Mariani nella sua lettera, che " i diritti musicali online si differenziano in due macro categorie: “diritti non interattivi”, che possono essere negoziati con le collecting society ( ndr come la Siae ), e “diritti interattivi” che devono invece essere negoziati con le singole case di produzione."
Corsi online di WebMasterPoint.org:
Tiscali aveva ottenuto, in via sperimentale, per un anno di tempo, la gestione di diritti non interattivi, ma attraverso una richiesta formale le case disografiche hanno chiesto di eliminare il servizio di ricerca per artista o, come soluzione alternativa, di trovare un accordo con le singole società distributrici per ottenere i diritti interrativi dei vari artisti. Ma, secondo Tiscali, togliere la ricerca per singolo cantante renderebbe Tiscali Juke Box praticamente inutilizzabile e, dunque, vista la situazione si è deciso di chiuderlo, nonostante proprio il servizio di ricerca basato sul nome dell'artista aveva permesso in poche settimane di aumentare le vendite di musica legale di ben il 30%.
La posizione delle major discografiche è ancora più sorprendente se si pensa che Tiscali Juke Box era stato creato in collaborazione con loro per offrire al mercato italiano una valida piattaforma di musica online scaricabile legalmente che permetteva di tutelare e pagare i diritti spettanti ad ogni singolo artista e società discografica. Tra l'altro la piattaforma tecnologica Mercora sulla quale si basava, come abbiamo già detto, Tiscali Juke Box è tuttora utilizzata senza nessun problema e con il consenso delle major musicali sia in Canada che negli Stati Uniti, essendo ricnosciuta perfettamente legale.
Qualcuno di voi potrebbe, giustamente, chiedersi: perchè Tiscali non negozia i diritti con le singole società discografiche? La risposta è sia organizzativa che economica: il processo per sancire un accordo con tutte le case discografiche più importanti sarebbe lungo e articolato, richiederebbe molto tempo e farebbe, quasi sicuramente, salire i prezzi per l'utente finale non rendendo il servizio musicale di Tiscali concorrenziali a quelli esteri, come Itunes di Apple.
E così, mentre negli Usa, il business della musica online cresce, una delle poche, se non l'unica, iniziativa italiana di vendita di musica online di successo è costretta a chiudere.
Lo "sfogo" finale di Mariani nel suo "comunicato-lettera aperta" spiega chiaramente come Internet venga compresa attualmente in Italia:
" Nemmeno la discografia coglie, è evidente,il potenziale di business che risiede dietro a un servizio come Tiscali Juke Box che, prevedendo il riconoscimento e il pagamento dei diritti per ogni canzone ascoltata in streaming, consente di tutelare gli interessi dell’industria e degli artisti.
Un fatto ancor più grave se si considera che lo stesso servizio, ancora più completo e con tutte le funzioni oggi qui contestate, viene offerto da Mercora negli Stati Uniti ed in Canada dove è ritenuto perfettamente legale. Non possiamo non considerare che le obiezioni avanzate a Tiscali in questa occasione rappresentano da parte dell’industria discografica la delineazione di un netto confine discriminante tra gli utenti Internet americani e quelli europei.
E’ di fronte a questa totale mancanza di lungimiranza che Tiscali, pur avendo lavorato al meglio nella messa a punto del servizio, e in totale trasparenza e collaborazione con l’industria discografica, si vede oggi costretta a interromperlo.
E’ importante sottolineare che tutta la vicenda non impatta solo sul Tiscali Juke Box ma sull’intero mercato della distribuzione di musica legale online perché l’atteggiamento conservativo assunto dall’industria rende difficile qualsiasi collaborazione volta a commercializzare efficacemente qualsiasi servizio legale innovativo. E’ purtroppo l’ennesima dimostrazione della completa chiusura ad ogni ipotesi di utilizzo legale della musica in rete su sistemi aperti, a tutto vantaggio del proliferare dei servizi di pirateria musicale.
Ne prendiamo atto, rammaricandocene nuovamente, e non resta che augurarci che questo episodio possa divenire spunto di ulteriori riflessioni."
Per leggere tutto il comunicato stampa di Tiscali basta andare qui:
http://it.tiscali.mercora.com/tiscali_letter_it.htm
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