Michele Basso
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Super Amanda? Telecom Italia nega l'esistenza del centro di intercettazioni

Continua la vicenda Super Amanda, il presunto centro di intercettazioni, creato da Telecom Italia e dislocato in Calabria, per filtrare telefoniche, ambientali ed elettroniche.

Il tutto parte da un articolo pubblicato sul quotidiano L'Espresso, in un'intervista a Stefano Rodotà, allora Garante della Privacy. Ad alimentare la polemica ci pensò anche TIM, che dichiarò di aver intercettato oltre 5.000 linee telefoniche per conto delle Procure italiane, del Ministero della Giustizia e della Direzione nazionale antimafia. Ai tempi arrivò secca la smentita di Roberto Castelli, Ministro della Giustizia, che ribadì di non essere a conoscenza di iniziative di questo genere. “L’Espresso - affermò il Ministro - dovrebbe chiarire questa vicenda rendendo note le fonti da cui ha mutuato tali notizie. In caso contrario, è forte in me il dubbio che si tratti di una montatura giornalistica”.

A sollevare nuovamente il polverone ci pensa un altro quotidiano, La Repubblica, nell'articolo intitolato La grande spia bipartisan. Il giornale di Scalfari parla di una rete centralizzata per raccogliere i flussi telematici e collegare tra loro banche dati, che potrebbe costituire una minaccia alla libertà individuale. All'inizio, nel Novembre 2004, secondo Repubblica si sarebbe dovuto chiamare Enigma.

Telecom, dopo la prima smentita del 2 Agosto scorso, diffonde un nuovo comunicato stampa, anche in seguito all'articolo "Unipol, due piste per le talpe" pubblicato sempre La Repubblica, Sabato 21 Gennaio.

Nella nota Telecom Italia "è costretta ancora una volta a smentire la presunta esistenza di una struttura o di un apparato di intercettazione denominati "Super Amanda". Come già ufficialmente dichiarato, attraverso un comunicato stampa diffuso lo scorso 2 agosto, Telecom Italia torna a far presente che: non è mai esistita una centrale di ascolto e di intercettazione telefonica, né un apparato di tal genere è mai stato per entrare o, addirittura, è entrato in funzione. Il cosiddetto progetto Amanda non è mai stato sviluppato dal Gruppo Telecom Italia. Non può dunque, neanche indirettamente, essere adombrato che il Gruppo Telecom Italia abbia effettuato attività di intercettazione telefonica o di ascolto; il Gruppo Telecom Italia ha sempre fornito la massima collaborazione all'Autorità Giudiziaria, consegnando tutto quanto dalla medesima richiesto e operando, attraverso apposite strutture tecniche, nel rispetto della legge e degli ordini dell'Autorità, e dunque conformando sempre il proprio comportamento alla massima trasparenza e rispetto istituzionale. L'Azienda desidera inoltre precisare attraverso Stefano Pileri, Chief Technology Officer di Telecom Italia e responsabile della gestione di tutte le attività della Rete del Gruppo, che ''il ruolo di Telecom Italia nell'attività di collaborazione con l'Autorità giudiziaria si limita all'instradamento delle chiamate verso dispositivi di ascolto di proprietà dell'Autorità stessa o di società che operano per conto di quest'ultima sotto la diretta responsabilità delle Procure. Di tali apparati tecnici Telecom Italia non dispone e pertanto non può in alcun modo effettuare le attività ipotizzate nell'articolo in questione".

Arriviamo dunque all'ennesima notizia, a cui Telecom Italia risponde con l'ennesima nota, che riportiamo:

"Telecom Italia stigmatizza il comportamento del quotidiano La Repubblica che, sul tema delle intercettazioni telefoniche, continua a riportare notizie denigratorie senza neppure dare conto di quanto più volte dichiarato ufficialmente dalla società.
Per la seconda volta in pochi giorni si trova quindi costretta a ribadire che, anche quanto riportato oggi all'interno dell'articolo "La grande spia bipartisan" pubblicato sul citato quotidiano, in merito alla presunta esistenza in Telecom Italia di "un luogo dove si effettuano tutte le intercettazioni telefoniche del Paese, utilizzandole secondo necessità assolutamente estranee a ragioni istituzionali" , è completamente destituito di fondamento.
Il Gruppo Telecom Italia non ha mai effettuato attività connesse alle intercettazioni telefoniche operando al di fuori delle regole.
Come già scritto al giornale lo scorso 21 gennaio, il ruolo di Telecom Italia nell'attività di collaborazione con l'Autorità Giudiziaria si limita all'instradamento delle chiamate verso dispositivi d'ascolto di proprietà dell'Autorità stessa o di Società che operano per conto di quest'ultima sotto la diretta responsabilità delle Procure. Di tali apparati tecnici Telecom Italia non dispone e pertanto non può in alcun modo effettuare le attività descritte nell'articolo.
Inoltre, in merito a sospetti o presunte indagini da parte della procura di Milano, Telecom Italia ribadisce di non essere mai stata a tutt'oggi informata di indagini in materia.
La Società, visto il perdurare di illazioni e il protrarsi della diffusione di notizie false e gravemente lesive della propria immagine, agirà in ogni opportuna sede a tutela della propria immagine e reputazione".

Una vicenda delicata, che assume una netta connotazione politica. Il Governo nelle ultime settimane di legislatura auspica che si possa vedere l’approvazione del disegno di legge sulle intercettazioni, anche in seguito alle note vicende giudiziarie legate allo scandalo Unipol.

 

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Lorenzo
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