Marcello Tansini
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Richiesto il database di Paypal dalle autorità americane

Le autorità americane sembrano da circa 2 anni sempre più spaventate da Internet non solo a livello internazionale, ma anche nazionale. Benchè capiscano il mezzo 100 volte di più di quelle italiane (scusate l'accenno polemico), sembrano far sempre più fatica a creare, stabilire e a far rispettare delle regole e delle normative alla Rete Internet USA, soprattutto ai singoli utenti.

Tanto è vero che i controlli che il Governo americano tende a compiere sono, ormai, di due tipologie: ufficiosi, ovvero nascosti, ma che che spesso si vengono a scoprire, creando enormi polemiche; imposti alle grandi multinazionali del web (quasi tutte USA) come eBay, Yahoo!, Microsoft e Google.

Queste ultime, come nel caso della Cina, tendono apparentemente a chinare la testa ( http://www.webmasterpoint.org/speciale/2006feb20.asp)e poi a comportarsi come desiderano ( http://www.webmasterpoint.org/news/p22167.html), oppure schierano i loro avvocati per difendere i propri utenti (e il loro business), vedi ad esempio il comportamento di Google quando Washington pretendeva di avere il database mensile di alcune query di ricerca ( http://www.webmasterpoint.org/speciale/2006gen23.asp).

Da sottolineare, che la stessa richiesta sembra sia stata accettata in totale silenzio da altre big company come ad esempio Yahoo!, Aol, Microsoft.

Dopo aver minacciato i motori di ricerca, il governo federale USA ha deciso di approfondire la questione dei pagamenti online, attraverso il controllo e il monitoraggio del sistema di transazioni online più importante del mondo, ovvero PayPal, di proprietà del colosso delle aste online eBay. La richiesta viene direttamente dall'IRS, ovvero l'agenzia delle tasse USA che ha richiesto a Paypal il database dei pagamenti effettuati attraverso la propria piattaforma.La richiesta dell'IRS si basa ufficialmente per evitare potenziali evasioni di tasse, ma sicuramente il Governo Americano vuole controllare eventuali traffici di denaro "sporco" , connesso sia alla criminalità organizzate che al terrorismo.

In realtà, le indagini sui conti Paypal sono già iniziate dal 1999 attraverso una prima ingiunzione di un tribunale della California. Paypal, nel corso di questi anni, ha schierato i suoi avvocati in nome della privacy e anche questa volta sembra intenzionato a farlo, almeno ufficialmente.

Dopo la prima risposta della società controllata da eBay e l'ondata di proteste delle associazioni per il diritto alla privacy, l'ufficio delle imposte americano ha spiegato che verranno richiesti gli accessi solo di quegli account appartenuti a persone già indagate con il sospetto di evadere il fisco Usa. Infatti, l'IRS ha spiegato come molti contribuenti USA utilizzino Paypal per far ritornare denaro negli Stati Uniti, spostato di nascosto in alcuni paradisi fiscali come Svizzera, Singapore o Lussemburgo.

E' da sottolineare che Paypal non è l'unica società di transazioni elettroniche a cui è stato richiesto il proprio database: già alcuni anni fa, il Governo Usa aveva richiesto e ottenuto numerosi dati da Visa e Mastercard.

 

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