Connettività: Il fantasma di Alice Free (Parte II)

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Sono casi frequenti, a quanto si legge nei newsgroup: alcuni utenti danno disdetta, delusi dalla propria ADSL, e ne richiedono un'altra prima però che scadano i dodici mesi di contratto. Oppure mandano la disdetta in ritardo, non rispettando i termini previsti dal contratto. È facile che una disdetta venga ignorata, inoltre, se mandata via fax, invece che via raccomandata A/R con allegata la copia del documento d'identità dell'abbonato.

Sono insomma numerosi i casi che portano a errori di "ADSL già attiva" per i quali Telecom non avrebbe colpe. Né, d'altra parte, ci possono essere prove oggettive a supporto del sospetto, condiviso da qualche provider, che Telecom attivi Alice Free di default. Magari infatti la responsabilità di Telecom potrebbe limitarsi a un telemarketing troppo aggressivo, affidato ad aziende esterne: l'addetto commerciale che ha chiamato l'utente potrebbe avergli attivato Alice Free anche senza averne avuto esplicito consenso. Oppure c'è stato un equivoco tra gli interlocutori.

"In un caso che mi è stato riferito" , dice Nuti, "l'addetto del 187 ha chiesto all'utente che voleva una nuova linea telefonica: "la vuole normale o veloce?". Ovvia, la risposta. Con "veloce" si intendeva implicitamente "dotata di opzione Alice Free". Così l'utente dà il consenso e poi non può nemmeno fare la diffida per liberare la linea da Alice, che risulta a tutti gli effetti richiesta". Questo potrebbe essere un caso di marketing aggressivo diretto dagli stessi operatori del call center interno di Telecom.

I casi e le responsabilità sono insomma vari e complessi; se non è facile scoprire in che misura la colpa delle ADSL fantasma sia di Telecom, è ancora più difficile trovare la certezza che ci sia malizia e impegno sistematico a boicottare i concorrenti. Ma allora perché, a detta degli operatori, l'ADSL fantasma è quasi sempre di Telecom? Se si esclude la malafede, la causa potrebbe essere la forza commerciale stessa di Telecom Italia.

Riuscendo a telefonare a un gran numero di utenti per proporre la propria ADSL, per legge statistica è più soggetta di altri operatori a casi di errore, equivoci, leggerezze da parte degli addetti commerciali. Il tutto favorito anche dalla scelta di Telecom di inoltrare al volo la richiesta di attivazione: durante la telefonata, prima della firma del contratto (che viene spedito in un secondo momento all'utente). Altri operatori, come Wind, invece attivano l'ADSL soltanto dopo la firma, il che riduce le possibilità di equivoci e di errori da parte di addetti distratti o in malafede. Falsificare la firma di un utente, per quanto possibile, sarebbe infatti davvero troppo rischioso. La scelta di Telecom ha avuto però almeno il merito di agevolare il boom delle richieste di ADSL: senza burocrazia, si viaggia più spediti...forse anche troppo?

A fronte di questi dubbi, resta un dato di fatto, che fa allarmare: è adesso che gli operatori segnalano, in massa, il problema delle ADSL fantasma. C'è un'insorgenza di casi, insomma, che aspetta di essere spiegata. Qual è la causa scatenante? Forse è soltanto l'altra faccia del boom dei nuovi utenti ADSL, che rende più probabili equivoci ed errori, soprattutto da parte di chi domina il mercato con il maggior numero di attivazioni (complice anche un certo fare sbrigativo nel portare avanti le pratiche). Alcuni provider hanno una spiegazione diversa; alla fine dei conti, servirebbe l'aiuto di Telecom per vederci chiaro, per scoprire le cause e le responsabilità. Ci auguriamo quindi che Telecom voglia intervenire, su queste pagine, con il proprio punto di vista: Punto Informatico aspetta ancora di riceverlo.

Alessandro Longo

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