Ieri mi sono imbattuto in una PSP, una
Playstation portatile (uscita prevista in Italia per giugno, il che
significa settembre nel migliore dei casi, più probabilmente novembre) e, non so
come dire, avete presente quella sensazione di quando uno sente di avere in mano
un pezzetto di futuro?
Poi magari la storia mi sconfesserà, ma non credo. Intanto oggi è festa grande,
perché da Hong Kong me ne arrivano due, e qui si sta aspettando il fattorino
dell’UPS per accoglierlo in pompa magna.
Mi sbilancio per un semplice motivo: la PSP
ha tutte le caratteristiche necessarie per scalzare l’iPod dalla
classifica degli oggetti che fa fico avere. Tutto questo malgrado Sony,
negli ultimi vent’anni, ne abbia azzeccate due in tutto: il Walkman e la
prima Playstation.
Questa volta, invece, pare che ogni singolo aspetto sia stato curato per benino:
la PSP serve per giocare (e la grafica è
equiparabile a quella della sorella maggiore su televisore), ascoltare musica
(legge Mp3 ed è predisposta per altri formati audio), guardare film (lo schermo
è in 16:9 e sono già in vendita i primi mini-Dvd, anche se i veri geek
preferiranno scaricarli da internet e copiarli sulla Memory Stick, piuttosto che
utilizzare i dischi UMD), collegarsi ad internet (è
provvista di connessione Wi-Fi). Pensateci. Un lettore mp3 wireless significa,
tra le altre, una cosa semplice semplice: adolescenti che si scambiano canzoni
al solo tocco di un tasto; morte delle suonerie in midi via dialer a 2,5 euro al
minuto. Eccetera. Eccetera. Eccetera.
Corsi online di WebMasterPoint.org:
Non è ancora un telefono, ma dicono che lo sarà. E dotata di un’interfaccia USB 2, il che vuol dire che usciranno accessori a profusione. E, per la prima volta, Sony ha compreso la craccabilità di un sistema è direttamente proporzionale al successo del prodotto (alzi la mano chi non ha fatto “patchare” la propria Playstation 1 per masterizzarsi i giochi).
La PSP è, insomma, tutto quello che l’iPod doveva essere e non è diventato. Lo dice uno che ha idolatrato l’iPod e ne ha acquistati quattro, almeno fino a quando non si è accorto che - come abitualmente usa fare - Apple si è seduta sugli allori. Perché Apple ha questo di brutto: grandi idee prima degli altri, e poi quel dannato vizio di fossilizzarsi su quel che c’è, invece che pensare a quel che si può aggiungere.
L’iPod, sostanzialmente, aveva due anni di vantaggio su qualsiasi
concorrente e Apple, invece che aumentarne la capacità, la definizione,
farlo diventare un telefono, un palmare, è rimasta lì a compiacersi di quel
cazzo di bianco e nero e caratteri squadrati tipici da Macintosh.
Voglio dire: le ultime tre generazioni non sono mai state costrette a rivivere
la propria infanzia attraverso foto in bianco e nero; noi quanto abbiamo dovuto
aspettare prima di avere un’iPod con lo schermo a colori? Uno che dovesse
inventare il televisore oggi, lo realizzerebbe prima in bianco e nero e
solo in secondo tempo a colori? Apple, per il proprio prodotto di
punta, nel mentre gli altri progettavano schermi con risoluzioni da
PC portatile si dedicava a rivoluzioni essenziali
quali colorarne le cover, rimpicciolire il prodotto, diminuirne la capacità.
Poi, a treno definitivamente perso, Apple è tornata a diventare un dogma
esclusivo per i fedeli, e i fedeli, si sa, si nutrono di certezze che piovono
dall’alto.
Per questo motivo pochi, tra i fan, si sono messi le mani tra i capelli quando da Cupertino hanno lanciato l’Ideona Del Secolo: l’iPod Shuffle, una chiavetta USB in grado di riprodurre musica. Ovvero: mentre gli altri studiano la ruota, tu ti lanci nell’elogio al pedale. E dove sta l’intuizione geniale? Dal momento che l’iPod Shuffle ha le dimensioni di una penna, non può essere dotato di schermo; se non c’è lo schermo non esiste modo di poter scegliere le canzoni; se non si possono scegliere le canzoni, va da sé che le debba suonare a caso; e allora eccolo, il dogma: “Think Random”. Giù di filosofia: la vita è fatta di casualità, non vorrai mica pretendere di scegliere la canzone che vuoi ascoltare! Che poi è un po’ come dire: questa è una Ferrari, ora te la tolgo e ti dò una Fiat 500, think smaller e non scassare i maroni.
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