Eventi: Internet e la guerra, meglio seguirla online
E' difficile parlare di guerra. In tantissimi siti, in tanti blog (siti personali), in tanti forum, è calato un quasi silenzio, sembra ci sia una sorta di pudore nell'affrontare un argomento tanto triste, dopo che da quasi tutte queste comunità virtuali s'era alzata una forte richiesta di pace nei mesi e nei giorni precedenti allo scatenarsi del conflitto.
Su questo quasi silenzio, una parte importante potrebbe essere stata giocata dalle televisioni: troppe parole sentite, troppe cronache stile calcistico, troppe false emozioni.
Sembra che i giornalisti in studio, non gli inviati, si divertano a giocare a risiko e siano eccitati ad ogni bomba che cade.
Meglio quasi rimanere in silenzio online, quindi, almeno questo pare essere il pensiero di molti utenti della Rete.
Meglio affidarsi e tornare al fondamentale compito/servizio reso della rete: Informare e informarsi in tempo praticamente reale.
Ecco, quindi, i giornali online, come Repubblica o il Corriere, concentrare il loro sforzo online nel raccontare il conflitto, senza troppi editoriali e commenti giornalistici.
E' un reseconto sobrio, di cronaca fatta di notizie che provengono dalle agenzie e dagli inviati speciali.
Lontano dagli urli e dagli schiamazzi delle televisioni italiane (e non solo)
E basta,poi, masticare qualche parola di inglese, per andare sul sito della BBC e o della Cnn per trovare tante altre notizie in tempo reale oppure sui blog degli inviati di guerra (soprattutto giornalisti stranieri, visto che "la moda" del blog non ha ancora contaminato gli inviati italiani)
Ma non solo: seppur con alcune difficoltà, è possibile collegarsi anche in siti personali come quello di Salam Pax (uno pseudonimo mix di arabo e latino non certo casuale) su http://dear_raed.blogspot.com/ che racconta in un diario personale come si vive la guerra a Bagdad
Interessante era anche il blog, del principale inviato della Cnn, bloccato su richiesta della stessa Cnn(per imprecisati motivi, ma mi viene da pensare che gli poteva sottrarre del traffico!) che si può comunque trovare ancora qui: http://www.kevinsites.net/
Ma molti interventi degli inviati di guerra (che raccontano anche le loro reali emozioni e sensazioni , che in diverse dirette televisive rischiano di trovare poco spazio), si possono ancora trovare in diversi blog personali, raccolti qui: http://www.cyberjournalist.net/features/iraqcoverage.html#embeds
Come si vede, questa guerra potrebbe, a livello di informazione pura, sancire il definitivo sorpasso di Internet rispetto alla Tv e alla carta stampata.
Informazione pura, ossia una informazione che può anche essere sbagliata talvolta (non tutte le notizie, anzi, in tempo di guerra sono vere come si sa), ma è immediata, concreta, reale e senza fronzoli.
Le notizie dei vari Tg e trasmissioni speciali, anche quelle che vengono fatte passare al pubblico televisivo come "ultimissime" sono "vecchie" di varie ora, per chi segue online l'evolversi del conflitto.
Ma non solo: online le notizie possono essere lette con calma e riflettute da ognuno, a differenza di come avviene in televisione, commentate con una enfasi e concitazione, molte volte fuori luogo e che può dare fastidio.
Certo, Tv e giornali sono, comunque, importanti: la televisione permette di vedere le immagini, che seppur con il rischio di manipolazione, rappresentano sempre fondamentali testimonianze di quello che sta avvenendo; i giornali permettono di avere un resoconto completo e ragionato, con numerosi commenti ed editoriali, che possono dare spunti, per ulteriori ragionamenti personali.
Ma la carta stampata viene il giorno dopo, perde dell'immediatezza che hanno le notizie online (che comunque bisogna sempre analizzare e ponderare bene come detto)
A livello mediatico, da questi primi giorni di guerra, una cosa appare chiara: Internet si afferma come il miglior strumento di comunicazione e di informazione, superando definitivamente o quasi, carta stampata e televisione, che hanno avuto il monopolio dell'informazione per tutto il 900.
Ma non solo: internet si afferma come strumento di informazione personale lasciando spazio ai pensieri di tutti, fuori da qualsiasi logica di audience e di interesse commerciale.
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