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Registrazione domini con estensioni libere: .milano, .amore, .xxx, .google e tante altre. Dal 2009.

L’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), la società che assegna nomi e numeri identificativi sul web, deciderà giovedì a Parigi se modificare a partire dal 2009 le regole che attualmente disciplinano i domini su Internet, al momento limitati a singoli Paesi (country domains), come .it (Italia) e .uk (Gran Bretagna), al commercio, come .com o .biz, e alle organizzazioni istituzionali, come .net e .org.

Ad oggi sono 162 milioni i nomi recensiti, di cui più della metà in .com e in .net, per un totale di circa 250 estensioni.

Se l’ICANN sceglierà di allargare il sistema di assegnazione degli indirizzi Internet potremmo trovarci di fronte alla più grande trasformazione della Rete da dieci anni a questa parte: ogni persona fisica, infatti, potrà registrare un dominio sulla base del proprio nome, mentre le compagnie potranno registrare facilmente indirizzi legati al contenuto del settore in cui operano.

Non solo: dopo il punto potremmo trovare parole che indicano qualcosa che ci piace particolarmente. Per esempio si potrebbero avere indirizzi web che terminano per .amore o .gelato, in qualsiasi lingua, mentre le grandi città potranno scegliere di avere domini ancora più specifici, con terminazione .roma o .milano. Sembra ci sia spazio anche per l’estensione .xxx, da tempo proposti per identificare i siti a luci rosse.

Se consideriamo che nel mondo ci sono 1,3 miliardi di internauti, possiamo forse immaginare che tipo di rivoluzione la decisione dell’ICANN potrebbe apportare.

Sono tre anni che l’ICANN studia una liberalizzazione dei domini, come ricorda alla BBC News il capo esecutivo Paul Twomey: «L’impatto sarà diverso da paese a paese, ma consentirà a comunità e soggetti commerciali di esprimere le proprie identità on line».

«Come gli Stati Uniti nel diciannovesimo secolo» aggiunge Twomey «siamo sul punto di aprire nuove proprietà immobiliari, nuove terre, e la gente potrà accedere a queste nuove opportunità».

«Al di là dei .com, dei .net o dei .org» ha dichiarato il CEO di ICANN a Los Echos «gli 1,3 miliardi di utenti web potranno dall’inizio del 2009 acquisire indirizzi generici usando termini di uso comune, come .amore, .odio o .città o persino nomi propri».

Il sistema sarà aperto a tutti, ma l’ICANN non vuole certo creare una giungla caotica, dal momento che la società si occupa di mantenere ordine e coerenza nello sviluppo della Rete. Per questo motivo ci sarà in ogni caso una commissione con il potere di bloccare un dominio per ragioni morali o di ordine pubblico.

Secondo la proposta che sarà valutata nell’appuntamento di Parigi, l’attivazione di un nuovo dominio dovrebbe costare all’incirca 50 mila dollari al proponente, una percentuale dei quali finirebbe nelle casse dell’ICANN. Un prezzo decisamente alto, forse determinato dalla volontà di non incentivare in maniera eccessiva l’attivazione di nuovi domini ed evitare situazioni caotiche o controversie sulle registrazioni.

Per quest’ultimo caso sono previste procedure di garanzia per i nomi di aziende, marchi commerciali e istituzioni, ma in caso di contenzioso si procederà a un’asta e si accaparrerà il dominio chi presenterà l’offerta più alta.

Autore: Pierluigi Emmulo



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