Dove va l'hosting italiano? - II Parte

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Aruba vede che ci sono due tendenze da seguire, di segno opposto: da una parte semplificare i servizi, per l'utente comune, dall'altra potenziarli e farli evolvere, per cercare di soddisfare i più esigenti. Sembra lapalissiano, ma fin qui è stato meno scontato di quanto si potrebbe credere. "Lanceremo servizi che risponderanno alle esigenze di consulenti, sviluppatori ed aziende che devono realizzare soluzioni specifiche per le quali è indispensabile avere complete garanzie di uptime oppure soluzioni hardware/software particolari". Cecconi dà qualche anticipazione a Punto Informatico: "In questo senso si evolveranno le nostre offerte di server dedicati e housing oltre a quelle nuove di hosting condiviso su architetture basate su HA cluster o batterie di server in bilanciamento dove, per ottenere garanzie di uptime, le applicazioni ospitate dovranno essere progettate in modo specifico per la piattaforma che le accoglierà". Anche Aruba, quindi, ha deciso di puntare su un tipo di hosting più evoluto, che è destinato a diventare importante nel mercato italiano.

Ci crede Interoute: "Riteniamo che questo mercato, dell'hosting gestito, valga potenzialmente dai 50 ai 100 milioni di euro all'anno", dice Renzo Ravaglia, amministratore delegato di Interoute. Ha acquistato a settembre Via Networks, operatore europeo di hosting, e così ora ha le carte giuste per entrare in questo mercato. "Da gennaio avremo un listino completo di offerte, in Italia, dove il mercato dell'hosting gestito è ancora piuttosto vergine. Qui non sono mai entrati, infatti, operatori europei del calibro di Via Networks". "In Italia manca la cultura dell'hosting gestito, fuorché nelle banche", aggiunge Ravaglia.

Interoute promette di dare uno scossone al nostro mercato, "che vediamo dominato da operatori come Inet, i cui prezzi sono però piuttosto elevati. I nostri saranno più bassi". Il cuore dell'hosting gestito di Interoute saranno le soluzioni di disaster recovering e firewall centralizzati.

Sicurezza e business continuity rappresentano anche per Inet aspetti molto importanti: "È un segmento nuovo, molto pregiato in termini di profitti, sul quale stiamo puntando molto in questa fase", dice Enrico Campagna, direttore marketing di Inet. L'osservatorio di ricerca IDC stima che il mercato del disaster recovering e business continuity crescerà dell'11 per cento, in Italia, ogni anno, dal 2004 al 2008.

"Ci stiamo inoltre accorgendo che, in generale, le aziende italiane tendono a migrare da un tipo di hosting non gestito a uno gestito", dice Campagna. La causa? "Le aziende hanno capito quanto ormai il loro business dipenda dalla buona salute delle infrastrutture ICT. Un virus che mette in crisi un server può causare danni economici gravi". L'hosting gestito ha appunto lo scopo di prendersi cura delle infrastrutture ICT di un'azienda. Con il nome di hosting gestito si intendono in realtà molte cose: gestire il network, la connettività del cliente; ospitare nei data center l'infrastruttura ICT dell'azienda oppure affittarle server dove può tenere i suoi applicativi. Ridondare l'infrastruttura facendone una copia. Proteggere il tutto con strumenti di sicurezza informatica, che può essere di quattro tipi: perimetrale (firewall), di accesso (per gestire soprattutto l'accesso remoto ai server), per l'integrità dei dati (crittografia, back-up), e di disaster recovery/business continuity. È un tema complesso: "non basta ripristinare la macchina dell'utente e i dati contenuti. Se l'ufficio è inagibile, le persone non possono tornare a lavorare", dice Campagna. "Ecco perché la business continuity, per aziende importanti, non si fa soltanto a livello informatico. Abbiamo in Inet stanze dove il cliente può trovare un ufficio di back-up, con tanto di scrivania, telefono, computer. Anche così si assicura la continuità del business".

Business continuity, un universo da esplorare e da gremire di pianeti: Inet intende farlo in questi mesi, lanciando ulteriori servizi a tema. Per esempio, un'anticipazione: "Offriremo alle aziende soluzioni di e-mail continuity. Sappiamo quanto è seccante e dannoso per un'azienda non poter usare le e-mail a causa di un virus nel server. La continuità del business passa anche dalla continuità del servizio e-mail: ce ne occuperemo presto".

Alessandro Longo

 

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