Wi-Fi gratis in tutta Roma: ecco come si raggiungerà la copertura con un investimento sostenibile

Roma sta per dotarsi di una rete wireless capillare ed estremamente efficiente grazie all’opera del Consorzio Roma Wireless. Si tratterà di un sistema che collocherà una grande quantità di hot spot Wi-Fi ad accesso gratuito.

Redazione 

Roma sta per dotarsi di una rete wireless capillare ed estremamente efficiente grazie all’opera del Consorzio Roma Wireless. Si tratterà di un sistema che collocherà una grande quantità di hot spot Wi-Fi ad accesso gratuito.

Il grosso problema è l’autorizzazione all’accesso, che per effetto del decreto Pisanu antiterrorismo prevede una complessa burocrazia preliminare all’ingresso in rete.

«Abbiamo trovato una soluzione che poi è divenuta quasi standard trovando l’avvallo dei ministeri, ovvero l’uso dell’SMS» e dei cellulari, spiega in un’intervista rilasciata a Punto Informatico Francesco Loriga, fino a due settimane fa Responsabile Progetti di Innovazione tecnologica dell’assessorato alla semplificazione del Comune di Roma ed oggi rappresentante del Comune nel Comitato Guida Rete Roma Wireless. «Abbiamo fatto in modo che chi si voleva registrare al nostro servizio wireless dovesse avere un cellulare».

Sostanzialmente, dopo avere inserito mediante un form on line che si apre direttamente sul browser prima dell’accesso all’uso di Internet le informazioni richieste dalla legge «viene proposto un numero – continua Loriga – che va chiamato dal cellulare che si è dichiarato. Il numero aspetta per 5 minuti la chiamata dal numero dichiarato» e alla risposta «fa due squilli e poi cade la linea, non si paga alcuno scatto, e non mandando nemmeno l’SMS non si paga neppure quello».

Ma qual è il modello di business della nuova rete? Ecco come lo descrive Loriga: «In pratica, un po’ come succede con FON, in tutti questi hotspot che metterò in giro per la città ci saranno fondamentalmente due reti. Una è la rete di servizio dell’amministrazione, una rete pubblica per proprietà ma privata, ossia riservata, sotto il profilo tecnologico, una rete alla quale si riferiranno gli operatori pubblici che vi si connetteranno con i palmari e gli altri dispositivi, una infrastruttura dunque già pagata dal Comune, AMA, ATAC e via dicendo. L’altra rete è invece una VPN distinta con una parte di connettività lasciata ai cittadini: a quella potranno collegarsi per navigare, ottenere informazioni ad esempio sul traffico e via dicendo».

Autore: Pierluigi Emmulo

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