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Videogiochi fanno male alla salute come le sigarette? In Gran Bretagna ne sono convinti.

Il sistema utilizzato in Gran Bretagna per la classificazione dei videogiochi non protegge i minori dall'esposizione ai videogiochi più diseducativi. Proposte per cambiarlo.

a cura della Redazione
 
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La psicologa infantile Tanya Byron, al termine del lavoro di analisi dei videogiochi presenti sul mercato britannico e i loro effetti sui bambini e adolescenti, ha affermato che è necessaria una modifica sostanziale del sistema di classificazione dei videogiochi attualmente utilizzata nel Regno Unito.

Il sistema invalso in Gran Bretagna, a detta della studiosa, si rivela incapace di mettere a riparo le nuove generazioni dai videogiochi meno educativi, mentre il sistema paneuropeo PEGI (Pan-European Game Information) è inadeguato perché impiega simboli poco chiari e perché lascia troppo spazio alla classificazione interessata a fini commerciali degli stessi distributori.

Occorre invece un unico sistema di classificazione con simboli chiari e ben in evidenza, basato su un metodo di valutazione che non prenda sottogamba le problematiche che derivano dall’esposizione prolungata degli utenti più giovani ai videogiochi e a Internet.

Bisognerebbe poi introdurre un software capace di permettere ai genitori di bloccare la visualizzazione dei contenuti meno indicati ai bambini. Nei casi più estremi sarebbe auspicabile introdurre un divieto ai minori di 12 anni, in modo da prevenire il rischio di impressionare le menti più delicate dei più piccoli.

Se l’organo di supervisione britannico BBFC ha dichiarato la piena concordanza con le posizioni espresse dalla Byron, l’ELSPA (Entertainment and Leisure Software Publishers Association) ha manifestato delle perplessità, attraverso le parole di Paul Jackson, il presidente dell’associazione: «A nostro parere questi provvedimenti invoglieranno gli utenti ad acquistare i prodotti a rischio e a giocare online senza avvalersi delle raccomandazioni. L’industria videoludica ha bisogno di ricevere delle assicurazioni che l’organo BBFC sia realmente in grado di affrontare delle situazioni come quella di Manhunt 2 (un videogioco estremamente violento che però è entrato sul mercato senza particolari limiti, NdR) e che anche il PEGI sia appropriato. Riteniamo che il governo debba consultare i produttori per modificare il sistema di classificazione».

Autore: Pierluigi Emmulo

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Categoria: Curiosità
Pubblicato il 29/03/2008

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