Uso Internet limitato al proprio lavoro negli uffici pubblica amministrazione.Gią sospeso dipendente

I dipendenti pubblici che usano Internet per scopi personali, scaricando materiale per proprio interesse o navigando su siti non relativi al proprio lavoro o mansioni e lo fanno per lunghi periodi di tempo ( da sottolineare questo aspetto ) sono accu

Redazione 

Il nuovo Ministro dell'Innovazione, Renato Brunetta, lancia l'operazione "Trasparenza" relativa alla pubblica ammistrazione e a tutti i dipendenti del suo dicastero che hanno acconsentito di inserire su Internet il proprio stipendio lordo, le ferie e i giorni di assenza.

E il Ministro ha già detto che tutti questi dati di tutti i dipendenti della pubblica amministrazione, prima o poi, saranno messi online per aumentarne e migliorarne la produttività. E soprattutto la trasparenza verso i cittadini.

In questo senso, sempre Brunetta, si è scagliata diverse volte, da quando è diventato Ministro, contro i dipendenti della pubblica amministrazione fannulloni e inadempienti, minacciando licenziamenti in tronco.

All'interno di questa nuova logica, di una rinnovata pubblica ammnistrazione, più efficace ed efficiente, con dipendenti che non perdono tempo durante gli orari di lavoro in ufficio, va ad inserirsi una recente sentenza della Cassazione.

Secondo il supremo organo di giudizio italiano i dipendenti pubblici che usano Internet per scopi personali, scaricando materiale per proprio interesse o navigando su siti non relativi al proprio lavoro o mansioni e lo fanno per lunghi periodi di tempo ( da sottolineare questo aspetto ) sono accusabili di reato di peculato come chi usa il telefono dell'ufficio per telefone private.

E il dipendente accusato può essere sospeso dal proprio lavoro.

E quanto accaduto all'impiegato del comune di Trani, Maurizio D.A., sospeso dal lavoro dopo essere stato scoperto a msterizzare dvd con materiale scaricato online per i propri interessi.

Secondo quanto dichiara la sentenza il materiale era anche pornografico, ma soprattutto si sottolinea il tempo passato a navigare su Internet, invece che svolgere le regolari mansioni.
Sul computer del dipendente erano stati trovati oltre 10mila files, di cui pochissimi inerenti al proprio un lavoro.

Una sentenza esemplare, che potrebbe servire per limitare la navigazione su Internet nei tempi e nei modi corretti.

Navigare su qualche sito per motivo personali può essere acconsentito, ma non stare tutto il giorno sul computer a fare "i propri affari".
E tale sentenza dovrebbe valere sia per i dipendenti della pubblica amministrazione che quelli di aziende e imprese private.

Autore: Marcello Tansini

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