TV minacciate da Internet: produttori contro Google e soci. Ci vuole legge Agcom
Contro la presenza sul web di contenuti televisivi viene invocato l’intervento della politica e dell’Agcom. A Roma si è discusso di diritto d’autore e creatività, libertà di espressione e scambio di file.
Lo slogan ripetuto più volte nel corso del dibattito romano “Italia audiovisiva: diritto d’autore e creatività” è stato “No contenuti legali, no party”. Sebbene la TV, come spiegato dal moderatore Maurizio Costanzo, sia ancora centrale in Italia e che negli ultimi 10 anni i telespettatori siano “aumentati da 8,9 milioni a 9,8 milioni”, il web rappresenta “un pericolo reale”.
Perché, si domando i rappresentanti Mediaset committenti di una ricerca ad hoc, su Internet devono essere presenti contenuti pagati dalle emittenti televisive senza che nessuno sborsi un euro per la fruizione? Il presidente Fedele Confalonieri sintetizza la questione con una sola domanda: “Possibile che non siamo riusciti a far passare un concetto così semplice che i diritti si devono pagare?”. E invoca l’intervento della politica: “Deve rispondere”.
Ma come non perdere la libertà che si respira sul web e, in parallelo, proteggere i legittimi diritti degli autori dei contenuti? Il presidente dell’Agcom, Corrado Calabrò, invita ad affrontare il problema da un’altra angolazione: “Si continua a ripetere che la via a giusta sarebbe la riforma del diritto d’autore per adeguarlo all’evoluzione tecnologica in atto. Sono 70 anni che si parla di questa riforma: ma quanto tempo ancora dobbiamo aspettare?”.
Se una regolamentazione normativa appare indispensabile e la repressione non sempre produce gli effetti desiderati, rimane in piedi la pista del download legale e controllato di film. Servizi e piattaforme non mancano ma fanno fatica a entrare in Italia. Eppure, una recente ricerca del sito di monitoraggio TorrentFreak ha dimostrato come gli utenti, allo scambio di file senza regole, preferiscono la legalità abbinata a qualità e prezzi ragionevoli.