Truffe online grazie a dati raccolti su Facebook. Guardia di Finanza interviene sul social network.
La Guardia di Finanza ha individuato un sistema di truffe via web che prende il nome di parcelling e usa informazioni veicolate mediante Facebook.
Continuano ad arrivare notizie sui pericoli che gli utenti di Facebook possono incontrare. Abbiamo raccontato solo ieri alcune tecniche utilizzate dagli hacker per infettare i computer degli iscritti al famoso sito di social networking. Oggi giunge l’allarme lanciato dalla Guardia di Finanza, che ha individuato un sistema di inganni già noto in Inghilterra e che prende il nome di parcelling, dall’inglese «parcel», che significa «pacco».
Come ha spiegato il colonnello Umberto Rapetto, responsabile del GAT, il Nucleo speciale frodi telematiche delle Fiamme Gialle, dietro il parcelling ci sarebbe una vera e propria organizzazione criminale che ha dato vita a un’associazione umanitaria fasulla. Attraverso siti web, banner pubblicitari e email, questo gruppo di cyber-criminali contatta anche gli utenti di Facebook invitandoli a collaborare con la finta attività di volontariato a favore di popolazioni bisognose. Gli iscritti di Facebook, in particolare, ricevono una richiesta di aiuto per dare la disponibilità ad ospitare nelle proprie case la merce destinata per esempio a orfanotrofi e centri di assistenza africani, adducendo la spiegazione di non avere uffici e magazzini sufficientemente ampi.
Chi cade nella trappola, spinto da buone intenzioni, rischia di mettersi in guai seri. Come riporta l’agenzia di stampa APCOM, infatti, i truffatori, utilizzando carte di credito clonate o sfruttando i numeri sottratti illegalmente, comprano sulla Rete video LCD, cellulari, notebook e altri oggetti costosi, fornendo come coordinate dell’acquirente il nome e il cognome del volontario reclutato su Facebook, che riceve quindi la merce di provenienza illecita. Quando il titolare della carta indebitamente utilizzata scopre l’inatteso debito e presenta denuncia, il destinatario della merce, cioè l’utente di Facebook, si ritrova nel ruolo di complice di una associazione criminale, rischiando fino a 8 anni di reclusione per reato di ricettazione.
Il colonnello Rapetto ricorda che tutte le Onlus autorizzate a operare si trovano nell’Anagrafe unica delle Onlus e che il Registro dell’Agenzia delle Entrate permette di verificare l’autenticità di un’associazione umanitaria. Occhio al buon cuore, ci viene da dire.
Autore: Arianna Bernardini
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