Trovare gli amici degli amici su Facebook con due software "spia"

Photo Stalker e Seegugio sono due applicazioni per Facebook che permettono di sbirciare fra le foto di altri utenti, anche se questi non appartengono alla propria lista di amici.

Redazione 

Nuove polemiche sui rischi per la privacy legati all’utilizzo di Facebook. Dal Canada arriva un report sul funzionamento del social network, dal quale, ha detto il commissario per la privacy Jennifer Stoddart, emergono gravi falle nel modo in cui Facebook opera per la protezione dei dati degli utenti. Alla creatura di Mark Zuckerberg si rimprovera una gestione superficiale delle informazioni date agli utenti per impostare il proprio livello di visibilità e di quelle fornite per la cancellazione dei profili.

A preoccupare i tutori della privacy e, crediamo, a dover preoccupare pure gli utenti del social network, sono anche due applicazioni create per consentire di sbirciare fra le foto di altri utenti, anche se questi non appartengono alla propria lista di amici. Le due apps si chiamano Photo Stalker e Seegugio. Il primo è stato creato da Josh Carcione, il secondo è un software made in Italy.

È bene puntualizzare subito che non si tratta di applicazioni create dal team di Facebook, chiamato comunque in causa perché “ospita” i due software spia, facilmente rintracciabili e installabili: per trovarli basta digitare i due nomi nel campo di ricerca di FB e seguire per l’installazione il consueto procedimento utilizzato per le altre apps. E il gioco è fatto: è sufficiente inserire il nome e il cognome dell’utente che si vuole spiare e i software mostreranno una lista degli album e delle foto della vittima.

Non è, però, così facile come sembra. Sia Photo Stalker che Seegugio, infatti, non violano la policy di Facebook sulla privacy, perché permettono di vedere solo le foto che gli utenti hanno settato come disponibili a tutti. Chi limita la visione delle foto ai propri amici può dormire sonni tranquilli. Ma sotto accusa è proprio la policy di FB, che, secondo numerosi esperti di diritto di Internet, viola la legge italiana, che prevede nella maggior parte dei casi l’espressa autorizzazione alla diffusione della propria immagine.

Autore: Arianna Bernardini

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