Terremoto Emilia Romagna e Lombardia maggio 2012: previsioni e rischi secondo INGV
Secondo il sismologi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia c’è da aspettarsi nuove scosse. Non è detto che il fenomeno iniziato il 20 maggio sia concluso.
Il fenomeno sismico non è esaurito. O, perlomeno, non sono escluse ulteriori scosse. A mettere in guardia gli italiani ci pensano gli esperti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Il terremoto che ha sconvolto l’Emilia Romagna (con ripercussioni anche in Lombardia, in Liguria, in Toscana, in Veneto e in Friuli Venezia Giulia) potrebbe farsi ancora sentire. I sismologi credono che la sequenza si ripeterà con un numero decrescente di scosse nel tempo, ma con momenti di recrudescenza dell’attività. E non sono escluse repliche di magnitudo uguale o superiore nelle prossime settimane. Nessuno si sbilancia con certezza né su ipotetiche date né sulla concreta eventualità. Tuttavia, anche alla luce di quanto è accaduto in passato, potrebbero essere necessari mesi o settimane prima che il fenomeno iniziato il 20 maggio possa considerarsi concluso.
Ci sono tre precedenti in grado di illustrare al meglio la situazione. Il più recente risale a 15 anni fa, nel 1997 in Umbria, quando la scossa più intensa e distruttiva si è fatta sentire a distanza di 12 ore dalla prima. Nel 1976, in Friuli Venezia Giulia, invece, sono occorsi quattro mesi prima del verificarsi del sisma più devastante. Oltre quattro secoli fa, nel 1570 nelle zone del Ferrarese, il terremoto ha perseguitato il territorio per circa quattro anni. A rivestire un ruolo centrale è il tipo di faglia. Quella dei giorni scorsi è lunga circa 40 chilometri ed è stata in parte distrutta con il sisma del 20 maggio.
Secondo Stefano Gresta, presidente dell’INGV, intervenuto nel corso di una conferenza stampa, "nelle zone a bassa pericolosità non è detto che accadano solo piccoli terremoti, è la frequenza nel tempo che è minore. Anzi, negli ultimi 50 anni, il 40% dei terremoti distruttivi è avvenuto in aree a bassa pericolosità". E ancora, "stiamo ragionando di un’area che per centinaia di anni non ha avuto sismi, dobbiamo andare a raccogliere le informazioni storiche. Andando a studiare il passato possiamo raccogliere informazioni su quello che potrebbe accadere". A suo dire, è necessario "riprendere tutti i dati anche per individuare se la causa è una seconda faglia o il movimento della prima, riorganizzarli e finire di elaborarli".
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