Telelavoro da casa: dipendenti controllati con webcam e software. Scoppia polemica in USA.
oDesk è un'azienda che permette l'incontro tra domanda e offerta di lavoro e per il telelavoro fornisce ai datori di lavoro degli strumenti per controllare ciò che stanno facendo i lavoratori. Ma in USA scoppia la polemica.
Si chiama oDesk, è un progetto nato nel 2004, e sta riscuotendo un grande successo. Si tratta di un’azienda che permette l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Basta registrarsi al servizio. Niente di particolare, se non fosse che oDesk fornisce ai datori di lavoro degli strumenti per controllare ciò che stanno facendo i lavoratori.
I datori di lavoro, infatti, hanno necessità di poter verificare la produttività dei free lance cui affidano compiti in outsourcing, mediante telelavoro. Ebbene, oDesk consente all’azienda committente di ricevere una foto del desktop del lavoratore 6 volte ogni ora. Inoltre una telecamera verifica la presenza del lavoratore davanti al computer e ne registra tutti i tasti digitati. Il sito conserva anche uno storico che documenta il profilo del lavoratore sorvegliato nei precedenti impieghi.
Difficile, quindi, se non impossibile, prendersi delle pause per navigare sui siti di proprio gradimento, magari su quelli di social networking. Addio MySpace, Facebook, YouTube e simili. Addio chat e forum. Il lavoratore deve dimostrare in ogni istante di occuparsi del compito assegnatogli. L’azienda lo controlla senza soluzione di continuità.
E addio anche privacy. Se è vero che negli uffici risulta difficile poter fare i propri comodi, avere una videocamera che ti osserva costantemente non credo piaccia a nessuno. E negli USA, dove il servizio sembra molto apprezzato dalle aziende, non mancano polemiche in merito alle modalità scelte da oDesk (o da gestori simili) e fornite alle industrie.
Il telelavoro è senza dubbio un’opportunità in più per il lavoratore e per l’azienda stessa. Uno dei vantaggi avrebbe dovuto essere la possibilità di gestire in autonomia il proprio tempo: basta raggiungere l’obiettivo entro i limiti concordati.
Ma con questi strumenti di produttività forse è meglio tornare in ufficio.
Autore: Pierluigi Emmulo
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