Telecamere ovunque nelle città italiane con nuovo decreto sicurezza. E la privacy?

Nel cosiddetto Pacchetto Sicurezza si prevede che i comuni possano utilizzare sistemi di videosorveglianza in luoghi pubblici o aperti al pubblico.

Redazione 

Nel novembre del 2008, Francesco Pizzetti, Garante per la Protezione dei dati personali, aveva denunciato l’eccessiva presenza di videocamere installate nelle città italiane, sottolineando la necessità di trovare un punto di equilibrio fra le esigenze di sicurezza e il rispetto della privacy dei cittadini.

Probabilmente Pizzetti tornerà a intervenire sul tema, visto che, come fa notare l’avvocato Fulvio Sarzana di S. Ippolito su Punto Informatico, due commi contenuti nell’articolo 6 della legge 23 aprile 2009 n.38, denominati «Piano straordinario di controllo del territorio», introducono novità in materia che mettono a rischio la privacy dei cittadini.

Nel cosiddetto Pacchetto Sicurezza, infatti, si prevede che i comuni possano utilizzare sistemi di videosorveglianza in luoghi pubblici o aperti al pubblico e che la conservazione dei dati, delle informazioni e delle immagini raccolte sia limitata a 7 giorni successivi alla rilevazione, ad eccezione di speciali esigenze di ulteriore conservazione.

Prima di questa legge, scrive il giurista, solo le forze di polizia potevano adottare misure simili per l’accertamento e la repressione dei reati. Con una riformulazione del testo unico degli enti locali prima, e un decreto del Ministero dell’Interno dopo, il governo ha attribuito ai sindaci nuovi poteri di ordinanza in materia di incolumità pubblica e sicurezza urbana. Ora, dunque, i sindaci hanno mano libera e possono scegliere se e quante videocamere installare. E decidere anche per quanto tempo conservare i dati in presenza di situazioni speciali non meglio definite.

Autore: Andrea Galassi

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