Tecno-stress per chi lavora nel settore informatica: rischio infarto e problemi cardiaci.

Gli effetti del tecnostress sono numerosi. Ne parla Enzo Di Frenna, giornalista e presidente di Netdipendenza onlus, ma anche autore del libro 'Tecnostress in azienda: sovraccarico informativo e rischio d’impresa'.

Redazione 

Parliamo di tecnostress. La parola è stata coniata nel 1984 da Craig Brod e vuole indicare lo stress indotto dalle nuove tecnologie, sia dal punto di vista quantitativo, come per esempio un sovraccarico di informazioni dovuto alla maggiore facilità di accesso al sapere, sia sul piano qualitativo, come per esempio il malfunzionamento delle tecnologie stesse che crea disagio e veri e propri disturbi. Diversi gli effetti del tecnostress, come l’ansia, l’insonnia, l’emicrania e anche problemi al cuore.

Enzo Di Frenna, giornalista e presidente di Netdipendenza onlus, e autore del libro «Tecnostress in azienda: sovraccarico informativo e rischio d’impresa», ha curato le prime due ricerche in Italia sull’argomento, condotte su un campione di operatori ICT e di professioni info-tech, e ha creato Runfortecnostress Network, la prima community per la prevenzione del tecnostress.

Di Frenna ha scritto un interessante intervento su Punto Informatico, in cui affronta il tema del tecnostress e riporta l’opinione e i consigli di alcuni specialisti.

Maurizio Cotrufo, direttore del Dipartimento di Scienze cardiotoraciche e respiratorie dell’Azienda ospedaliera Monaldi di Napoli, sottolinea che dal punto di vista scientifico lo stress può generare disturbi cardiocircolatori. Anche il tecnostress, dunque, può essere nemico del cuore. Anzi, secondo l’esperto le professioni ad alto impatto tecnologico sono da considerare più a rischio di altre, perché l’uso eccessivo di nuove tecnologie informatiche può generare un alto livello di stress.

Per Marco Diena, direttore del gruppo per la prevenzione e cura delle malattie cardiovascolari Cardioteam, il tecnostress rappresenta un moderno fattore di rischio per il cuore, anche se mancano studi scientifici sul tema. Secondo Diena il vero problema del tecnostress è l’alterazione della vita naturale dovuta al continuo flusso di informazioni che genera tensione psichica.

Una tesi confermata da Ottavio Alfieri, direttore del Dipartimento Cardiotoraco-vascolare dell’ospedale universitario San Raffaele di Milano.

Una recente ricerca inglese, inoltre, sembra dimostrare che un lavoro tecno-stressante aumenti i rischi cardiovascolari. I più vulnerabili sarebbero gli under 50.

Cosa fare? In attesa di studi scientifici più approfonditi sull’argomento, i medici consigliano di praticare attività sportiva e di condurre uno stile di vita equilibrato.

Per confrontarsi e discutere del tecnostress, Di Frenna ha creato Runfortecnostress Network, una community on line che però invita poi a ritrovarsi all’aria aperta e a fare della salutari pause.

Autore: Pierluigi Emmulo

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