Stipendi informatici in Italia crescono. Contratti, straordinari, titoli di studio, durata lavoro.
Pubblicati i risultati di una ricerca relativa alle retribuzioni, le condizioni di lavoro e altri dati socioeconomici del settore IT.
Lineaedp, settimanale italiano indirizzato ai responsabili dei sistemi informativi, in collaborazione con NetConsulting, azienda di consulenza e analisi nel settore ICT, ha stilato un profilo di chi lavora in aziende IT e TLC, oltre che nelle divisioni ICT di altri comparti. 986 partecipanti hanno risposto al questionario on line per contribuire alla realizzazione del report ICT Professioni e Carriere. Si tratta, è bene precisarlo, di un profilo parziale: la ricerca completa sarà pubblicata sull’ultimo numero di settembre e sul primo di ottobre di Lineaedp.
Il campione, all’interno del quale la quota delle donne è calata rispetto al 2007, lavora in maggioranza in aziende di medio-grandi dimensioni e ha un’età compresa tra i 31 e i 45 anni, anche se le figure di direzione e gestione vedono la presenza quasi esclusiva di persone con un’età compresa tra i 46 e i 55 anni.
Per quanto riguardi i titoli di studio, il più diffuso è il diploma, mentre la laurea si trova soprattutto nelle aree di direzione e gestione. Tra l’altro, dalla ricerca emerge che più aumenta l’età più sale il grado di istruzione.
In merito alla retribuzione, quella media appare in crescita rispetto allo scorso biennio, soprattutto nelle fasce economiche più elevate. Le cifre più basse si registrano per gli impiegati in aree tecniche. Il livello di soddisfazione è mediamente buono, soprattutto tra le risorse più giovani, ma tra gli over 55 si affaccia una certa quota di giudizi negativi. I motivi che inducono al malumore sono rappresentati dalle scarse opportunità di crescita e dal livello di retribuzione. Quest’ultimo appare fortemente correlato all’età e all’area aziendale in cui si lavora. Circa un terzo dei partecipanti prende tra i 35 e i 60 mila euro l’anno, mentre solo il 19% del panel dichiara un reddito superiore.
La ricerca mostra anche come sia poco riconosciuto il lavoro straordinario e come la forma contrattuale più diffusa sia l’assunzione a tempo indeterminato. L’inquadramento prevalente è quello da semplici impiegati.
La maggior parte degli intervistati occupa lo stesso posto da oltre sei anni. Il cambio di ruolo, però, avviene più frequentemente in occasione del passaggio a una nuova azienda.
Autore: Pierluigi Emmulo
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