Stipendi dirigenti pubblici online come dichiarazioni redditi ministri. Tanti problemi
L'operazione trasparenza del governo Monti rischia di rivelarsi un effetto boomerang: pochi i dati sui redditi disponibili oggi.
Dove si possono trovare gli stipendi e i redditi dei dirigenti dello Stato che dovevano ormai essere già stati pubblicati? Certo, sui siti dei ministeri e dei vari enti, ma i dati pubblicati sono ancora pochissimi. L'operazione trasparenza del governo Monti, azione che segue liberalizzazioni e interventi sul digitale, rischia di rivelarsi più dannosa del previsto e non solo le polemiche sui redditi molto elevati di chi ci governa, nella maggior parte dei casi talmente superiori rispetto alla media delle persone governate che qualche imbarazzo dovrebbero comunque suscitarlo.
Una delle ragioni che potrebbe stare alla base della ritrosia con cui i manager pubblici stanno affrontando la questione è che le retribuzioni non potranno più superare il tetto indicato nel decreto salva Italia, ovvero circa 295mila euro all'anno. Molti incarichi potrebbero quindi veder ridotto drasticamente il proprio reddito, in alcuni casi anche del 50%, e c'è da scommettere che molti vogliano ritardare questo momento il più possibile. Qualche esempio, il capo della Polizia, Antonio Manganelli, guadagna circa 650mila euro lordi, il presidente dell'Autorità per l'energia e il gas Guido Pier Paolo Bortoni ne guadagna 475mila circa l'anno, solo per fare due esempi.
Il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi, sta chiedendo a tutti i settori dello Stato di rendere disponibili i dati relativi ai redditi, ma gli ostacoli sembrano essere tanti. I manager che guadagnano più dei 295mila euro previsti dal decreto dovrebbero autodenunciarsi entro il 23 febbraio, ma per adesso i dati raccolti sono ancora troppo pochi.
Solamente un terzo dei deputati e un sesto dei senatori hanno autorizzato la pubblicazione dei propri redditi online. L'operazione sembra davvero difficile. Entro il 31 maggio dovrebbe essere imposto un tetto anche agli stipendi della Rai e anche in questo caso i problemi rischiano di non essere pochi. I dati, poi, non sono nemmeno sempre completi e, in sé, potrebbero non costituire un elemento chiaro di comprensione e trasparenza, soprattutto per quel che riguarda il possesso di azioni e titoli che potrebbero generare conflitti di interesse con la funzione che ricoprono.
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