E-commerce in Italia: crescita forte anche nel 2008. I settori migliori sono i servizi non prodotti

I contenuti dell'ultimo rapporto sul commercio elettronico realizzato da Netcomm e dalla School of Management del Politecnico di Milano, intitolato 'L'e-commerce B2C in Italia: una crescita che sfida la crisi'.

 

Sarà presentato domani l’ultimo rapporto realizzato da Netcomm, il consorzio del commercio elettronico italiano, e dalla School of Management del Politecnico di Milano, intitolato «L’e-commerce B2C in Italia: una crescita che sfida la crisi».

I dati parlano di una buona condizione di salute del commercio elettronico, se è vero che a fine 2008 l’e-commerce business to consumer (B2C) italiano supererà i 6 miliardi di euro di valore, segnando una crescita sul 2007 di 20 punti percentuali. A trainare il settore sono soprattutto i servizi, che costituiscono il 70% del giro d’affari complessivo. Gli italiani si rivolgono a Internet soprattutto per acquistare viaggi e pacchetti turistici, per stipulare assicurazioni on line e per effettuare ricariche del telefonino.

Per quanto riguarda i beni fisici, invece, la maggiore crescita viene registrata nell’abbigliamento, con un giro d’affari di circa 250 milioni di euro e un aumento su base annua del 43%. Ma in termini assoluti, la parte del leone spetta al turismo, che genera 3,4 miliardi di euro d’affari e occupa il 56% delle vendite on line. Gli italiani sembrano attirati principalmente dalle offerte delle compagnie low cost, dalla possibilità di effettuare prenotazioni alberghiere e dall’acquisto di pacchetti turistici: sono queste tre voci, infatti, a determinare il successo del comparto turistico su Internet. Le vendite tra consumatori, le ricariche telefoniche e altre voci quali l’acquisto di auto e moto, registrano invece un giro d’affari pari a 1,26 miliardi di euro.

Tuttavia, il ricorso al web per fare acquisti e comprare servizi rappresenta in Italia solo l’1% del totale delle vendite ai consumatori finali, mentre in Europa il valore del B2C è pari al 6-7%.
A rallentare, almeno in parte, lo sviluppo dell’e-commerce in Italia, in tutte le sue forme, ci sono le difficoltà che si registrano nelle spedizioni, legate soprattutto ai tempi lunghi di consegna e ad alcuni complicati meccanismi che regolano l’acquisto internazionale. E il fatto che in Italia l’interesse maggiore si riversi sui servizi indica che qualche problema nell’acquisto dei prodotti fisici sia evidente e che, oltre a una certa diffidenza dei cittadini del Belpaese, il commercio elettronico venga penalizzato da disfunzioni che potrebbero essere corrette. Senza dimenticare che lo sviluppo del commercio elettronico in Italia risente delle carenze infrastrutturali, che impediscono di creare un’abitudine all’e-commerce anche a causa della mancanza di mezzi fisici per accedere a Internet.

Autore: Pierluigi Emmulo

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