Spamming in forte crescita dopo il rallentamento. E anche i click falsi in aumento preoccupano.
In crescita il fenomento dello spam e dei click fasulli.
Raymond Samuel Tomlinson, considerato l’inventore delle email, ha detto che non si sarebbe mai aspettato che la nascita della messaggistica elettronica avrebbe portato con sé anche la piaga dello spamming. Eppure così è stato e così continua a essere. Come dimostrano gli ultimi dati resi disponibili da Google Message Security e da MessageLabs.
A novembre, in un solo colpo, il 75% dello spam presente in rete era stato eliminato con la chiusura dell’hoster McColo, uno dei maggiori responsabili del fenomeno. Ma negli ultimi due mesi gli spammer si sono riorganizzati e, a detta di Adam Swidler, responsabile di Google Message Security, entro poche settimane lo spamming tornerà ai livelli registrati prima della chiusura di McColo. Rispetto al mese di novembre, quando la curva dei grafici indicava una netta diminuzione dello spamming, l’attività degli spammer è cresciuta del 156%.
A conferma del riemergere prepotente del fenomeno ci sono anche le rilevazioni di MessageLabs, azienda specializzata nella sicurezza della posta elettronica: 660 mila computer sono stati attaccati dal network Mega-D e ogni minuto vengono lanciati oltre 400 messaggi di spam da ogni macchina. Una rete di botnet micidiale. A ciò si aggiunge il fatto che gli spammer si sono fatti più furbi e utilizzano tecniche più sofisticate. Il lavoro degli ISP e delle società di sicurezza si fa sempre più duro.
C’è anche un altro fronte a preoccupare gli esperti, quello del click fraud, le frodi sui click. Secondo Click Forensics, che nell’ottobre del 2008 aveva stretto un accordo di collaborazione con Google per ridurre il rischio di truffe nei click pubblicitari, nell’ultimo trimestre dello scorso anno la percentuale del click fraud è passata dal 16 al 17,1%. Anche in questo caso ci sono di mezzo le botnet, responsabili del 31,4% dei click fasulli. Click Forensics ha commentato i dati affermando che il problema potrebbe essere legato allo stato di recessione dell’economia, che rende i criminali informatici più sicuri di colpire un sistema in crisi. Particolarmente colpiti risultano i network di Google e Yahoo!.
Autore: Pierluigi Emmulo
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