Controllo in ufficio: produttività, lavoro e stress monitorati da un software Microsoft

Microsoft ha sviluppato un software finalizzato a valutare i livelli di produttività, di competenza e di benessere psicofisico dei dipendenti di un’azienda.

Redazione 

Microsoft ha sviluppato un software finalizzato a valutare i livelli di produttività, di competenza e di benessere psicofisico dei dipendenti di un’azienda.

Mediante sensori wireless appositi, al lavoratore viene monitorata la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna, la temperatura corporea, i movimenti e le espressioni del volto. I risultati darebbero un preciso e attendibile quadro fisiologico legato alle attività quotidiane di ogni dipendente.

Si tratta in effetti di un sistema di nuova concezione di cui Microsoft ha appena presentato domanda di brevetto e che è ancora passibile di numerose modifiche e perfezionamenti.

Ovviamente le caratteristiche del programma sono tali da insospettire e preoccupare chiunque sia interessato alla privacy di ciascun lavoratore, intesa come tutela dei dati sensibili relativi alla proprio stato psicofisico. La paura che un ufficio del personale possa interpretare i dati rilevati espellendo dalla compagine aziendale quei dipendenti che mostrino dei problemi di salute è più che fondata.

In realtà Microsoft insiste sul fatto che il software è in prima istanza un rivelatore di stress, che permette al management di individuare fonti di sofferenza sul lavoro in modo da risolverle e migliorare di conseguenza la produttività.

Rimane però che numerose aziende potrebbero impiegare i dati per tentare di intervenire direttamente sulle persone interessate con programmi di formazione o addirittura con supporti psicologici o di tutoraggio, il che in qualche caso è legittimo, in altri può rappresentare una vera e propria violazione della libertà individuale.

In Gran Bretagna, dove è apparsa la notizia della nuova realizzazione Microsoft, si è immediatamente creato un vespaio di critiche al programma, che ha unito su un unico fronte sia i sindacati che il mondo dell’imprenditoria. Se è facile capire perché i sindacati sono insorti, ecco come le parole di Stephen Alambritis della Federazione Piccole Imprese illustrano la forte diffidenza dei manager: «Un’iniziativa del genere avrebbe il risultato di avvelenare i rapporti all’interno di un’azienda».

Autore: Pierluigi Emmulo

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