Siti web in Cina censurati per le Olimpiadi 2008. Lamentele giornalisti, ma CIO si arrende

Il governo cinese ha posto delle limitazioni alla navigazione su Internet dei giornalisti che si troveranno a Pechino per seguire le Olimpiadi.

Redazione 

«Durante i Giochi Olimpici forniremo un accesso sufficiente a Internet per i giornalisti». Laconica la replica di Sun Weide, portavoce del comitato organizzatore di Pechino 2008 alle polemiche suscitate dalle limitazioni imposte dal governo cinese per l’accesso al web riscontrate da numerosi operatori dell’informazione giunti nel Paese per preparasi all’evento.

Il Comitato Olimpico Internazionale aveva richiesto spiegazioni chiare alle istituzioni di Pechino, che avevano invece parlato di alcuni problemi tecnici che impedivano di collegarsi a specifici domini Internet.

Il Comitato si sta impegnando in questi giorni per ottenere dal governo cinese l’impegno formale a garantire un accesso completo e senza limitazioni alla Rete. La risposta di weide, evidentemente, non soddisfa questa richiesta, non fosse altro per l’utilizzo della parola «sufficiente».

Tra le pagine web impossibili da visitare figurano quelle di Amnesty International e quelle dedicate al culto Falun Gong, dichiarato fuorilegge dal governo cinese, oltre a numerosi siti che raccontano i tragici eventi di piazza Tienamnmen del 1989, la storia del Tibet e le campagne in difesa dei diritti umani.

La Cina non brilla certo per rispetto dei diritti umani e per libertà d’espressione e l’impossibilità di accedere ad alcune risorse presenti sul web è solo uno degli aspetti che mettono in cattiva luce il governo cinese.

Ombre si stagliano anche sopra lo stesso CIO: Kevan Gosper, primo responsabile della commissione stampa del Comitato Olimpico Internazionale, ha reso noto il suo sconforto legato alla notizia di un accordo stipulato proprio tra l’istituzione in cui lavora e il governo cinese per bloccare alcuni siti particolare non ritenuti legati ai Giochi.

Insomma, il CIO, se da un lato esprime disappunto per il comportamento del governo cinese, dall’altro sembra aver giocato al ribasso, pur di ottenere un collegamento «sufficiente» per consentire ai giornalisti di svolgere il loro lavoro.

Autore: Pierluigi Emmulo

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