I siti e applicazioni più bloccate in ufficio e le principali motivazioni. Ricerca europea.
Numerose aziende limitano come possono l’accesso a determinati siti. Per capire meglio quali siano McAfee ha commissionato un’indagine sull'Europa affidata a ICM research.
a cura della Redazione
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Sono numerosi i siti che i dipendenti di un’azienda non dovrebbero visitare durante le ore di lavoro e più in generale utilizzando i computer dell’azienda. Proprio per questo numerose aziende limitano come possono l’accesso a determinati siti. Per capire meglio quali siano McAfee ha commissionato un’indagine affidata a ICM research su un campione di 1.049 professionisti IT nel Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Spagna, Svezia, Austria e Svizzera.
I risultati hanno eletto la Svezia come la nazione con maggior libertà in ufficio: il 57% delle aziende non pone restrizioni ai dipendenti. Al contrario il Regno Unito è il più rigido, con soltanto il 28% dei capi disponibili a non adottare politiche restrittive sull’uso di Internet.
I siti più osteggiati e invisi alle dirigenze sono quelli di download di file musicali e quelli di incontri on line, verosimilmente per via della quantità di banda rubata e di minacce informatiche di tipo virale nel primo caso e di energie mentali assorbite nel secondo. Anche YouTube infastidisce, per via della quantità di fonti di distrazione che introduce in azienda. Al pari dei siti di incontri, anche portali di social network come MySpace o Facebook hanno iniziato a dare fastidio.
Paradossalmente, come motivazioni più addotte per giustificare il blocco degli accessi ai siti “incriminati” viene dichiarato però dai capi che il problema da cui si difendono è il rischio di minacce informatiche, mentre poca importanza viene attribuita alle distrazioni dei dipendenti.
Autore: Pierluigi Emmulo
I risultati hanno eletto la Svezia come la nazione con maggior libertà in ufficio: il 57% delle aziende non pone restrizioni ai dipendenti. Al contrario il Regno Unito è il più rigido, con soltanto il 28% dei capi disponibili a non adottare politiche restrittive sull’uso di Internet.
I siti più osteggiati e invisi alle dirigenze sono quelli di download di file musicali e quelli di incontri on line, verosimilmente per via della quantità di banda rubata e di minacce informatiche di tipo virale nel primo caso e di energie mentali assorbite nel secondo. Anche YouTube infastidisce, per via della quantità di fonti di distrazione che introduce in azienda. Al pari dei siti di incontri, anche portali di social network come MySpace o Facebook hanno iniziato a dare fastidio.
Paradossalmente, come motivazioni più addotte per giustificare il blocco degli accessi ai siti “incriminati” viene dichiarato però dai capi che il problema da cui si difendono è il rischio di minacce informatiche, mentre poca importanza viene attribuita alle distrazioni dei dipendenti.
Autore: Pierluigi Emmulo
Categoria: Statistiche
Pubblicato il 16/11/2007
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