Rivoluzione in Russia contro Putin: video proteste, blog e siti web. Il ruolo di Internet
Blogger, studenti, ambientalisti e attivisti costituiscono un fronte comune per chiedere una Russia democratica. Il punto di ritrovo è il web.
A ingrossare la schiera degli oppositori al governo russo ci sono anche i giovani della generazione 2.0. Si tratta di un movimento molto eterogeneo: blogger e utenti dei social network, ambientalisti e studenti, giornalisti e cittadini che cercano informazioni sulla cronaca locale solo sul web. Il loro, però, è un grido unico: vogliono una Russia democratica. L’errore è prenderli sottogamba. E non solo pensando agli sconvolgimenti sociali e politici che i loro "colleghi" egiziani e libici sono stati in grado di provocare. Ma perché, nonostante Vladimir Putin li abbia definiti "criceti del computer", sono coscienti dei propri diritti e della propria forza e hanno le idee molto chiare.
Per Michail Gorbaciov sono "figli della perestrojka". Tutti loro sfileranno per le vie di Mosca in occasione della manifestazione organizzata nella giornata di domani. Migliaia di adesioni e impegni a partecipare sono stati raccolti attraverso i principali siti di social network. Facebook, certo, ma anche con il portale russo Vkontakte.
A intuire il loro potenziale rivoluzionario è il direttore di Repubblica Ezio Mauro. Nel lungo reportage pubblicato nell’edizione di oggi - “Russia, la rivolta degli innocenti: così lottano i ragazzi dell’Internet café” - racconta chi sono e cosa vogliono. Il più popolare è il blogger Alexei Navalny: "Noi non possiamo usare niente di fisico, dice Navalnyj, manifesti, volantini o giornali, perché la polizia controlla tutto. Allora è stato giocoforza spostarci in una dimensione parallela, tutta virtuale e in rete: la quarta dimensione, appunto".
Lo staff di Putin prova a scendere sul campo del 2.0 e replica con un video caricato su YouTube: "Una Russia senza Putin? Benvenuti all’inferno". Cosa accadrebbe in caso di avvicendamento fra l’attuale governo i nazionalisti guidati da Aleksey Navalny? "Un disastro" ovvero la destabilizzazione del Paese. I rivoltosi prenderebbero la guida delle principali compagnie statali come Gazprom e Rosneft e “passerebbero il controllo dell’arsenale militare nucleare agli Stati Uniti”. Ma questo non sarebbe che uno scenario parziale. Dopo un conflitto per il potere, i nazionalisti uscirebbero dall’esecutivo e inizierebbero un’attività terroristica.
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