Rivolta in Tunisia, Egitto e Yemen: la Cina si interroga sul web
Il governo cinese controlla il flusso delle informazioni che arriva dall’Egitto. La paura dell’importazione del malcontento è evidente.
Non solo è importante che una rivolta di questo tipo non venga importata dentro i propri confini nazionali. Ma è essenziale che le notizie che giungono dai paesi in subbuglio vengano riportate nei giusti termini e raccontate con le parole appropriate.
La Cina, per prima cosa, prende il controllo dei media locali. L’agenzia di stampa governativa Xinhua viene così educata a ripulire le notizie di tutti quei termini che possono creare dubbi nella testa dei lettori sul comportamento corretto da mantenere.
Gli sforzi principali si concentrano sul web. Come filtrare le informazioni? Il primo provvedimento è stato il blocco della parola Egitto dai motori di ricerca. La censura cinese si è poi abbattuta sui social network, YouTube in particolare.
Tutte queste misure nascondono il problema di fondo: la Cina ha paura di diventare il nuovo Egitto.
Autore: Fabio Lepre
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