Riforma pensioni Letta: novità 2013 proposte Giovannini-Damiano contrastate. Sì esodati settembre

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Continua a fase preliminare che dovrebbe portare alla riforma della pensioni prevista per la stagione autunnale. Ma la priorità è rappresentata dagli esodati.

Riforma pensioni: proposte Giovannini-Damiano 2013
Lorenzo Pascucci 

L'unica certezza offerta dal governo Letta è che la riforma delle pensioni si farà. O meglio, da settembre si inizierà a ragionare sui modi e sulle soluzioni per modificare la legge Fornero nel segno di una maggiore flessibilità. La strada è decisamente in salita a causa della difficoltà a trovare la copertura economica sufficiente per approntare una manovra incisiva. Ecco allora che il ministro del Lavoro Enrico Giovannini prende tempo e resta, anche lui, in attesa di scoprire cosa stabilità l'esecutivo in merito alla sospensione dell'IMU sulla prima casa e all'aumento dell'IVA del 22%.

E poi ci sono una serie di priorità. Una su tutte è quella relativa alla vicenda esodati. Il loro numero sembra destinato ad aumentare anche per via della situazione di incertezza vissuta da troppe imprese italiane. Di certo, dopo la correzione della stima del loro numero, il governo Letta inizierà con la fase esecutiva. A ogni modo, la riforma delle pensioni prenderà le mosse anche dalla proposta avanzata da Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro alla Camera dei deputati. Secondo il suo schema, nel caso di pensionamento effettivo a 62 anni si applicherà la percentuale di riduzione pari all’8%. A 63 quella del -6%, a 64 anni del -4%, a 65 del 2%. A 66 anni, invece, non ci saranno bonus o malus. Dopodiché scatteranno gli incentivi secondo questo schema: a 67 anni +2%, a 68 anni +4%, a 69 anni +6%, a 70 anni +8%.

Non tutti sono d'accordo. Per Giuliano Cazzola, deputato del PDL, le conseguenze negative "stimabili a regime in almeno una decina di miliardi" sono maggiori di quelle positive. Per Renata Polverini, deputata PDL, occorre introdurre ulteriori disposizioni per consentire la flessibilità nell’accesso al trattamento pensionistico sulla base di un meccanismo incentivante o disincentivante. Per Carlo Dell'Aringa, sottosegretario al Lavoro, ad esempio, la proposta Damiano è "un'extrema ratio perché anticipare la pensione comporta dei costi". Insomma, la partita è ancora tutta da giocare.

Ogni ipotesi di cambiamento va inserita nel quadro delle nuove misure per il rilancio del mercato del lavoro da affiancare a quelle inserite nel decreto occupazione 2013 ovvero i contributi economici di 650 euro per ogni under 30 assunto a tempo pieno, gli sgravi fiscali di 18 mesi per le nuove assunzioni e di 12 per le trasformazioni con contratto a tempo indeterminato. Nel provvedimento c'è anche il via libera agli incentivi per l’assunzione di persone con più di 50 anni di età.

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Ci sono 2 commenti
Anonimo
Penso che la soluzione piu' adatta ad un periodo di crisi del lavoro e di frenata dei consumi sarebbe liberalizzare l'andata in pensione a tutti coloro che superino i 60 anni con calcolo sugli anni di contribuzione, Cio' permetterebbe a molti di lasciare lavoro ai giovani e si risolverebbe totalmente il problema degli esodati.

Anonimo
Ma percchè si parla sempre e solo degli "ESODATI"quando tante di queste persone hanno ricevuto degli incentivi per uscire prima dal mondo del lavoro.Io sono una dipendente pubblica che ha già maturato 37 anni e mezzo di contributi e ne ho 57 e mezzo di età. Non ho alcuna possibiltà di andare in pensione a meno che non scelga l'opzione donna rimettendoci l'ira di Dio. E' una vergogna vorrei che fosse analizzata la possibilità di uscire percependo quanto maturato, senza essere fustigati per non avere 60 o più anni. Non è giusto aver tolto i diritti acquisiti da ieri ad oggi. PERCHE' NON SI ABBASSANO LE PENSIONI D'ORO? INOSTRI MISERI 1.OOO EURO ROVINANO LO STATO ITALIANO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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