Riforma pensioni: nuova proposta Giovannini a confronto con soluzione Damiano

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Per il presidente della Commissione lavoro della Camera, Cesare Damiano, flessibilità significa incentivi e disincentivi nell'assegno mensile. Il ministro Giovannini propone una sorta di prestito.

Riforma pensioni: nuova proposta Giovannini
Marcello Tansini 

Come iniettare una maggiore dose di flessibilità nel sistema pensionistico italiano? Sul tavolo dei ragionamenti ci sono varie soluzioni. L'intenzione dei proponenti è comune: consentire l'uscita ai lavoratori in cambio di una penalizzazione. C'è chi propone un disincentivo nell'assegno da versare mensilmente e chi, come il ministro del Lavoro Enrico Giovannini, suggerisce per chi è a pochi anni dal pensionamento di ricevere un aiuto economico nel caso di ritiro, da restituire negli anni successivi. Insomma, come spiegato al quotidiano Il Sole 24 Ore, non è nient'altro che una sorta di prestito.

Rimane costantemente all'ordine del giorno la proposta del presidente della Commissione lavoro della Camera dei deputati, Cesare Damiano. Secondo questa ipotesi, a decorrere dal primo gennaio 2014, le lavoratrici e i lavoratori che hanno maturato un'anzianità contributiva di almeno 35 anni, potranno accedere al pensionamento flessibile al compimento del requisito minimo di 62 anni di età fino al requisito massimo di 70 anni di età, purché l’importo dell'assegno, secondo i rispettivi ordinamenti previdenziali di appartenenza, sia almeno pari a 1,5 volte l'importo dell’assegno sociale.

Ai fini della determinazione della somma della pensione si calcola l’importo massimo e si applica la riduzione o la maggioranza in relazione all'età di pensionamento effettivo. Questa è la tabella degli incentivi e dei disincentivi messa a punto con la proposta Damiano: nel caso di pensionamento effettivo a 62 anni si applicherà la percentuale di riduzione pari all’8%, a 63 quella del -6%, a 64 anni del -4%, a 65 del 2%, a 66 anni, invece, non ci saranno bonus o malus. Dopodiché scatteranno gli incentivi secondo questo schema: a 67 anni +2%, a 68 anni +4%, a 69 anni +6%, a 70 anni +8%.

Se approvata, questa riforma ribalterebbe quella approvata nella scorsa legislatura dal governo Monti. L'attuale legge Fornero, infatti, si basa su due condizioni preliminari: le speranze di una vita più lunga e la presenza di un sistema di penalizzazione per chi va in anticipo in pensione. In base all'attuale normativa, chi si ritira fra i 65 e i 70 anni riceverà una somma più alta. Se dal 2018 l’età fra uomini e donne sarà equiparata a 67 anni, le norme introdotte dal precedente esecutivo stabiliscono in 66 anni e 3 mesi l’età per gli uomini per andare in pensione di vecchiaia, e in 62 anni e 3 mesi per le donne.

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