Riforma pensioni Letta: il punto su novità e tempi per flessibilità, contributi, penalizzazioni

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Sono tante le condizioni che frenano la riforma delle pensioni in tempi brevi. A partire dalle difficili condizioni economiche dello Stato e dell’INPS.

Riforma pensioni Letta: il punto su novità e tempi per flessibilità, contributi, penalizzazioni
Marcello Tansini 

C’è la volontà di riformare le pensioni. La chiave per sbloccare la rigidità del sistema costruito dalla riforma Fornero è stata individuata nella flessibilità ovvero nel dare ai lavoratori la possibilità di uscire anticipatamente dal lavoro in cambio di penalizzazione progressive sulla base dell’anno in cui si decide di andare in pensione. Tuttavia le buone intenzioni, seppur condivise, come emerso nel corso del primo vertice ufficiale con le parti sociali e le associazioni di categoria, sono destinate a scontrarsi con la dura realtà economica.

Nonostante l’uscita dall’Italia dalla procedura di deficit eccessivo, l’Unione Europea frena sulla possibilità di riformare in tempi brevi le pensioni. Ci sono alcune condizioni preliminari da rispettare ovvero il rispetto degli obiettivi sulla finanza pubblica, l’ammodernamento della pubblica amministrazione, l’efficienza della gestione bancaria, la revisione del mercato del lavoro, la lotta all’evasione fiscale e un nuovo piano di infrastrutture. Ecco perché l’appuntamento con i cambiamenti potrebbe slittare al prossimo anno tranne che le questioni degli esodati e dei cosiddetti quota 96 cioè quei lavoratori che, nonostante il compimento di 61 anni d’età e il raggiungimento di 35 anni di contributi, non possono andare in pensione.

E poi, in questo contesto, occorre tenere in considerazione anche l’allarme lanciato dagli economisti intorno alla difficile condizione finanziaria dell’INPS, soprattutto dopo l’inglobamento con l’INPDAP, l’ente di previdenza dei lavoratori pubblici

C’è stato anche qualcuno, come la CGIL, ha provato a tradurre in numeri le ipotesi di penalizzazione immaginate dal governo Letta. Ebbene, in media si verificherebbe un calo fino a 209 euro al mese. Nel dettaglio, chi dovesse decidere di anticipare il pensionamento a 63 anni perderebbe 167 euro al mese, chi a 64 anni 115,32 euro al mese, chi a 65 anni 59,54 euro al mese. Spiega l’organizzazione sindacale: "Non siamo contrari alla flessibilità purché non si parli di penalizzazioni ma di incentivi per favorire l’entrata in pensione, perché se si punta esclusivamente su un modello penalizzante ancora una volta si finisce per scaricare tutto sui pensionati".
 

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Ci sono 11 commenti
Anonimo
mandate in pensione almeno le donne, a 60 65 anni non abbiamo più la forza di fare 36 ore di ufficio settimanale e in più le casalinghe.I nostri figli ci rimproverano che li abbiamo lasciati soli negli anni più belli!!!! " gli anziani al lavoro i giovani a spasso"

Ruruccio
Ho 41 anni di contributi ma non bastano, secondo la Fornero per non subire penalizzazioni dovrò lavorare ancora 10 anni (oltre 50 anni di contributi)perchè per l'anagrafe sono giovane ma coloro che inziano a lavorare da giovanissmi e magari fa pure i turni o lavori pesanti e anno respirato amianto e sostanze tossiche ecc.. invecchiano prima e la loro età anagrafica non corrisponde con quella reale biologica: La Fornero forse non lo sa perchè è una donna viziata probabilmente.

Anonimo
scusate aspettate che la persona muore per andare in pensione? fate entrare i GIOVANI a noi anziani mandateci a casa per favore ......................................

Anonimo
Mandate in pensionele mamme di famiglia !!!! una donna a 60,65 anni ormai è stanca di fare la casalinga ,più 36 ore di ufficio settimanale,. ha diritto di stare un po'
con i propri figli visto che fino adesso non lo ha potuto fare!!!!!!!!!!!! gli anziani a lavoro i giovani a spasso. avete costruito una società di vecchi!!!!

Anonimo
SE io a 62 anni , che avrò maturato circa 42 anni di contributi, decidessi di andare in pensione mi vedrei decurtato lo stipendio esattamente come coloro che a parità di età avranno maturato meno contributi ?
Mi sembra doveroso considerare anche questo aspetto...

Anonimo
SE VIENE ATTUATA L'USCITA DELLA QUOTA 96 DEVE AVVENIRE SIA PERI IL PUBBLICO IMPEGO CHE PER IL PRIVATO SE NO SI CONTRIBUISCE AD UNA ULTERIORE DISCRIMINIAZIONE TRA DIPEMDENTI SUOLA E DIPENDENTI PUBBLICI E PRIVATI

Anonimo
questo è giustissimo e chi ha già quota 98 ma ha 59 anni non ha forse il diritto d'andare in pensione?

linop55
hai ragione solo che questa possibilità la vogliono dare solo ai dipendenti pubblica istruzione

Anonimo
Almeno per noi donne poteva lasciare l'uscita ai 60 anni visto che oltre lavorare fuori casa abbiamo il lavoro domestico che nessuno ci riconosce.
Sicuramente un uomo avrebbe fatto di meglio, cioè riconosciuto il lavoro di noi donne e quindi avrebbe fatto una riforma tenendo conto di questo. perchè non andiamo ad eliminare le baby pensioni per coloro che in casa, facendo cumulo con la pensione del marito o della moglie superano un reddito di 2000 o 3000 euro?