Riforma pensioni Letta: età e contributi uscita uomini-donne, lavoratori precoci non siano uguali

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Con la Riforma Fornero, tutti i lavoratori vanno in pensione con le stesse regole. Indipendentemente dalla tipologia di attività svolte e dal genere.

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Marcello Tansini 

Lavoratori precoci, differenze di genere, e lavori usuranti sono questioni all’attenzione del Governo Letta e del Parlamento. Le forze politiche che sostengono l’esecutivo, e quelle che vi si oppongono, sono tutte chiamate a intervenire in materia di pensioni, modificando le norme della Riforma Fornero che hanno prodotto danni, e ridefinendo nel lungo termine il sistema previdenziale italiano.

Per lavori usuranti si intende, in generale, lavorazioni particolarmente faticose e pesanti. La disciplina sull’accesso al pensionamento di anzianità per gli addetti ai lavori usuranti è stata completamente revisionata nel corso del 2011. Ma da più parti si invocano nuovi interventi, perché «non è vero che tutti possano andare in pensione alla stessa età a prescindere dai lavori che hanno svolto», ha evidenziato Giorgio Airaudo in un’intervista resa a ilSussidiario. «Stare alla catena di montaggio, fare il muratore o la maestra d’asilo non è come fare il professore universitario o lavorare in ufficio», ha detto il capogruppo di Sel (Sinistra Ecologia Libertà) in Commissione Lavoro. Per Airaudo, inoltre, nel riformare le pensioni si devono anche reintrodurre le differenze di genere.

Secondo il parlamentare di Sel, la questione dei lavori usuranti non è stata ancora affrontata in maniera adeguata. «Nonostante la letteratura scientifica e gli studi della medicina del lavoro abbondino, una compilazione seria e dettagliata delle ripercussioni che i diversi lavori sortiscono sulle aspettative di vita non è mai stata fatta. Di conseguenza, la disciplina pensionistica non ha mai tenuto conto della questione».

Sul tavolo del Consiglio dei Ministri finirà senza dubbio anche la questione dei lavoratori precoci, ovvero delle persone che hanno iniziato a lavorare prima dei 19 anni. Dal 2018 sarà applicata una penalizzazione dell’1% sull’assegno pensionistico per ciascun anno mancante nei due anni precedenti ai 62 anni (60 e 61), e del 2% per ogni anno ulteriore di anticipo (59 anni e precedenti).

Di fatto, con la Riforma Fornero delle pensioni, non si può neanche parlare in senso proprio di lavoratori precoci, perché tutti i lavoratori andranno in pensione con le stesse regole.

Ciò che si chiede in sostanza al Governo Letta è di verificare la possibilità di fornire risposte più calibrate sulle differenti situazioni lavorative, in riferimento all’età, alla differenza di genere, alla tipologia di lavori svolti.
 

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Ci sono 2 commenti
Anonimo
non tutti andranno con le stesse regole!!!!!PERCHè CHI COME ME AVENDO COMINCIATO A VERSARE A 14 ANNI(E 15 GIORNI)VERRà PENALIZZATO ESSENDO TROPPO GIOVANE!!!DOPO 43 ANNI DI CONTRIBUTI!!MENTRE VERRANNO PREMIATI QUELLI CHE HANNO PAGATO MAGARI SOLO 20 ANNI (COME HANNO CAMPATO COSTORO?LAVORO NERO?)E PRENDERANNO Più DI ME...A QUESTO PUNTO CHE MI RIDIANO CIò CHE HO VERSATO(CON I DOVUTI INTERESSI!!)CHE LA PENSIONE DA QUESTA REPUBBLICA DELLE BANANE NON LA VORREI Più...GIUSTO PARLARE DEGLI ESODATI MA HANNO LAVORATO ANCHE DI MENO VISTO CHE I CONTRIBUTI GLIELI HANNO PAGATI PER STARE A CASA..VERGOGNA!!!

Anonimo
Stessa situazione 52 anni ed ho iniziato il 39 anno di contribuzione,secondo fornero dovrei andare in pensione nel 2018 con 42 anni e 43 settimane di contributi, Ma attenzione con penalizzazione di circa l'8% senza penali dovro lavorare circa 48 anni mentre chi ha lavorato 20 anni ed ha l'eta' anagrafica puo' fare cio' che vuole, ma i nonni i padri le forze dell'ordine(1 anno ogni 5) e pure questi che hanno versato solo 20 anni chi li ha mantenuti/o mantiene????