Riforma Lavoro 2012: contratti telelavoro oltre stage, articolo 18, apprendistato

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Una maggiore attenzione al telelavoro e al lavoro femminile potrebbe essere utile, ma la riforma proposta dalla Fornero avrà conseguenze negative.

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Roberto Laghi 

Davanti al quadro decisamente negativo della riforma del lavoro proposto dal ministro Fornero, c'è chi chiede una maggiore attenzione al tema del telelavoro, anche per favorire l'occupazione femminile: nel nostro paese la discriminazione di genere in materia di lavoro e di retribuzione è a livelli drammatici e sarebbe opportuno pensare a strumenti concreti per ridurre questo gap, perché il cambiamento culturale necessario a cambiare la mentalità sarà certamente molto lungo.

L'utilizzo del telelavoro potrebbe avere anche eventuali effetti positivi sulla produttività delle aziende e comporterebbe un aumento di attenzione per lo sviluppo necessario delle infrastrutture tecnologiche e di Rete. Di esempi positivi e di iniziative interessanti nel campo del telelavoro ce ne sono diverse, anche se in Italia non sono moltissime.

I settori del digitale e dell'economia legata a Internet sono per di più elementi chiave per cercare di recuperare il ritardo del nostro paese. Le azioni previste dall'Agenda digitale vanno in questa direzione, ma bisognerà aspettare l'attuazione concreta delle misure individuate per capire quali effetti reali potranno avere sull'economia italiana (e sulla cultura del digitale).

La riforma del lavoro non sembra aiutare, in questo senso. Imprenditori e lavoratori continuano a considerare la riforma proposta dal ministro Fornero in modo negativo. Anche economisti come Tito Boeri sottolineano che la riforma proposta potrebbe avere l'effetto di ridurre il numero dei lavoratori occupati: “la recessione non è il momento migliore per avviare queste riforme. Si rischia, infatti, di far decollare nuovi strumenti che sono strutturalmente in passivo e che richiederanno, ben oltre la recessione, trasferimenti dalla fiscalità generale”.

Non solo: per quel che riguarda la tanto chiacchierata riforma degli ammortizzatori sociali, non c'è un reale allargamento del numero di coloro che ne avrebbero diritto, poiché la riforma li estende “ai soli apprendisti e artisti-dipendenti, meno di 300mila persone in tutto. I lavoratori a progetto e i precari continueranno a essere esclusi”. I precari, inoltre, si troveranno quasi sicuramente a pagare l'aumento del costo del loro lavoro tramite la riduzione dell'importo netto guadagnato.

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