Report dedicato ad Internet: rivolta in Rete. A me è piaciuto.
Report è andato in onda ieri sera, domenica 9 aprile, con una trasmissione dedicata a Internet in Italia. Numerose le critiche, ma a me è piaciuto.
Ieri sera ho visto la puntata di Report dedicata ad Internet in Italia. C'era molta attesa su quanto sarebbe emerso: la bravissima Gabanelli e i suoi altrettanto validi collaboratori hanno sempre fatto giornalismo di primissima qualità, mai banale e retorico. Report è, inoltre, una trasmissione seguita da moltissime persone che usano Internet e che spesso lavorano nell’universo web; ogni domenica non perdono una puntata, apprezzandone la criticità e la ricerca della verità senza paure.
Ho voluto scrivere questo articolo stamattina all'alba per leggere i molteplici commenti su Twitter, su Facebook e su diversi blog.
Una disfatta: Report ci ha traditi. Report, che avrebbe dovuto fare conoscere qualcosa in più di Internet in Italia, ha dato una lettura parziale, tendenziosa, fatta ad arte per creare allarmismo e paura.
La mia opinione è che occorre esaminare attentamente la trasmissione, tenendo innanzi tutto in alta considerazione a quale tipologia di pubblico era destinata. Oltre a ciò, in una puntata di poco più di un'ora si sono toccati un numero troppo elevato di argomenti, sollevando inevitabilmente diversi problemi ma lasciandoli questioni aperte, senza riuscire ad analizzare neppure una delle svariate tematiche in modo corretto. Lo spiacevole risultato è di avere comunicato il concetto di una Internet che ruba i dati personali e che fa ingenti business alle spalle di utenti inconsapevoli.
Ecco, probabilmente l'intento di Report era spiegare (erroneamente e assai semplicisticamente) ai non addetti ai lavori, ovvero alla maggior parte degli italiani, che Facebook sia sinonimo di Internet, che bisogna stare attenti a pubblicare online i propri dati personali, che occorre prestare cautela nel condividere video e foto (oltre che nei social network, anche su Google). Ma quante volte abbiamo detto anche noi di Webmasterpoint.org, oltre a tantissimi esperti del settore (tra cui gli stessi responsabili di Google e Facebook, blogger e utenti competenti), che è necessario usare prudenza, fornendo i propri dati personali con accortezza e usando meglio le opzioni privacy che Facebook e altri social media mettono a disposizione?
Il vero problema è che dare tante informazioni in pochissimo tempo, tentando di spiegare i modelli di business su cui si basano Google o Facebook in una esigua manciata di minuti, ha fatto somigliare Internet a una sorta di una macchina per fare soldi (come se fosse davvero così facile!) ingannando utenti inconsapevoli. In linea generale, è la mancanza di conoscenza delle basi dell’informatica e di Internet che crea problemi alle persone che, per esempio, formulano password talmente semplici (sul tipo 1111111 o ABCDEF) da essere scoperte anche senza l’ausilio di software "speciali" in grado di intercettarle.
Nel mare magnum delle tematiche affrontate (o meglio, solo accennate), sono state anche date informazioni imprecise. Si pensi al discorso fatto sui guadagni via Internet nel caso in cui un sito sia ben posizionato sui motori di ricerca oppure alla pubblicità fatta da uno studente su Facebook. In primo luogo, che male c'è? Si tratta di modelli di business assolutamente legali che, se promossi in modo efficace a livello di comunicazione, premiano la capacità degli addetti ai lavori e dei singoli utenti. Senza dubbio sono modelli ben più meritocratici rispetto a quelli adottati da certuni che, anche al di fuori di Internet, fanno affari illeciti, talvolta punibili legalmente. E la società attuale è ricca di questi esempi. Occupare le primissime posizioni nei motori di ricerca non è affatto facile ed è frutto di un lavoro che richiede esperienza, preparazione e costanza. Si sarebbe semmai dovuto parlare della qualità dei contenuti che conducono al posizionamento, ma si sarebbe entrati in argomenti troppo complessi da trattare in una trasmissione televisiva.
Quando si è affrontato l’argomento relativo al servizio AdSense di Google, che ha avuto e sta avendo lo straordinario merito di fare crescere migliaia di siti web (come anche Webmasterpoint.org) soprattutto nelle loro fasi iniziali, consentendo di guadagnare su ogni visita ricevuta, c'è stata molta retorica contro Google. È difficile spiegarne le ragioni, soprattutto perché uno dei detrattori è stato Robin Good, uno dei personaggi più eclettici, "veraci"e con grandi capacità di marketing e SEO in Italia, intervistato da Report. Eppure lo stesso Robin Good ha sempre sostenuto apertamente che AdSense rappresenta il principale canale di ricavi del suo business.
A mio avviso in buona fede, Robin Good ha raccontato dei problemi avuti con le policy di AdSense; di quando alcuni siti web da lui seguiti sono stati riposizionati in basso nei motori di ricerca dagli algoritmi di Google, di quando ha chiesto spiegazioni a chi di dovere ma non ha ricevuto risposta. Tutti argomenti veri e molto delicati per chi fa il nostro mestiere (e posso assicurare che gli stessi tecnici di Google prendono in grande considerazione le problematiche esperite da chi lavora nel web). Sono sicuro che parte dell'intervista a Robin Good sia stata tagliata sia per rispettare i tempi imposti dalla trasmissione sia perché non è possibile addentrarsi in questioni troppo particolareggiate. Il risultato è che Google è stato fatto apparire come “il grande mostro”, tuttavia Robin Good ha sempre insegnato a impiegare al meglio comunicazione e marketing per scalare Google, facendo della qualità dei contenuti il fattore di successo di un sito web.
Quindi, anche in questa parte di servizio, quando si dicono cose vere come la difficoltà di comunicare con Google (che comunque sta migliorando anche in Italia) facendo una sorta di "minestrone" di storie e concetti vari, si è creata confusione e presentato Google come un mostro, quando, invece, per molti siti web e blog (o anche solo per i servizi che offre ogni giorno a milioni di utenti) è una azienda vitale per Internet che, come tutte le società, fa business e deve portare ricavi ai suoi azionisti.
In questo senso viene spontanea una riflessione: per la grande maggioranza della gente sarebbe meglio avere YouTube a pagamento o vedere un po’ di pubblicità? Io alzo la mano per YouTube libero e per Google AdSense, che è uno strumento di pubblicità che fa guadagnare chi se lo merita e che tra l'altro è assai poco invasiva.
Detto questo, Report ha portato in TV il problema dei video su YouTube che, per motivi di business (anche legittimi), le grandi major o le stesse TV italiane come Mediaset rifiutano di mostrare proprio per difendere il proprio business che sta crescendo (o meglio sta cercando di trovare una strada) su Internet. E ancora Report ha avuto il merito di portare alla ribalta il fenomeno del P2P con la legge Agcom finalizzata a censurare siti che si sta attualmente discutendo, il problema dei provider come intermediari che non possono diventare i responsabili dei contenuti su Internet e diventarne una sorta di polizia, le leggi che non vengono adeguate ai tempi e che permettono anche una reclusione fino a 4 anni per scambio illegale di file, pena più grave di quella inflitta a chi perpetra uno stupro. E questi concetti e denunce sono stati espressi da esperti conosciuti e apprezzati come l'avvocato Sarzana (solo per citare un nome) o da persone che generalmente fanno fatica a trovare il loro spazio anche su Internet, come il segretario del Partito Pirata italiano, un movimento che, è bene ricordare, è stato votato e ha uno spazio anche nel Parlamento Svedese.
Dei tanti che hanno criticato la trasmissione nessuno o in pochi hanno parlato dell'intervista a Liberliber e della seconda parte, dove si è mostrato che si può fare un giornalismo libero e proficuo anche a livello business con i giornali online indipendenti proprio grazie a Internet, lasciando ampio spazio a Lettera43, ma anche citando tanti nomi interessanti di giornalismo che nasce sul web. Nelle interviste ai fondatori e alle persone che vi lavorano si capisce proprio la voglia di fare informazione, di essere liberi di esprimere e diffondere la propria opinione anche da parte di giornalisti che da testate importanti sono passati a scrivere su Internet per il solo gusto di farlo. Tutte verità che noi che facciamo questo lavoro ben conosciamo, mentre pochi in Italia ne sono consapevoli. Chi in TV (ma anche sui giornali) ha mai dato spazio a questi giornali liberi e indipendenti o a progetti che da più di dieci anni diffondono gratis la cultura a proprie spese come LiberLiber?
Per concludere, un giudizio sintetico: un Report che poteva essere fatto meglio, quello di ieri sera, parlando di un numero minore di argomenti e con maggior chiarezza anche e soprattutto per i non addetti ai lavori, per non suscitare in loro falsi problemi o paure, ma per insegnare a queste persone un uso consapevole di Internet e del web. Ma bisogna, ripeto, citare anche i meriti, ovvero avere affrontato temi importanti come le leggi Agcom, la mancanza di normative realizzate appositamente per Internet, la libertà di stampa sul web e di espressione delle proprie opinioni, l’esistenza di siti indipendenti che crescono e fanno fatturato, il tutto attraverso una rassegna di spiegazioni non dei soliti guru famosi patinati (anhe perchè, per fortuna, nel web italiano ce ne sono ancora pochi), ma lasciando spazio e parole a persone e siti web che in TV e nella stampa tradizionale non hanno mai avuto lo spazio che meritano.
La vera risposta a questi temi, un sogno che difficilmente si attuerà, sarebbe una trasmissione su Internet in televisione (MediaMente, su Rai Tre è l’unica eccezione): quando Report o la TV decideranno di fare una serie di puntate o un vero e proprio programma su Internet seriamente in modo continuativo allora sì che ci sarà la svolta. Ma per il momento tutto tace e non basta la sola voce di Report, che comunque in poco più di un'ora ha avuto il merito di portare alla ribalta l'Internet italiana e alcuni dei principali pregi e difetti della Rete, nonostante tutti i problemi e le mancanze che la puntata di ieri sera ha avuto.
Il video di una parte della trasmissione:
Autore: Marcello Tansini
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Inoltre penso che se ci fosse una rubrica in TV dedicata ad Internet, forse si aumenterebbe il livello di informatizzazione in Italia, visto che siamo veramente in pochi a saper usare gli strumenti in rete in confronto al resto d'Europa, senza considerare poi gli statunitensi che sono davvero 10anni più avanti di noi.
Faccio un esempio concreto, non si può pubblicare sui social il propio indirizzo mail con la propria data di nascita o il nome del proprio figlio/a e poi usare le stesse come password per la mail stessa.
Dico ad enzojunior che se lavora dal 2001 nel mondo del web, io lo faccio da qualche annetto in più e l' esempio di cui sopra purtroppo è un errore commesso da circa il 30/40 [[[]]%[]] delle persone.
io sono uno di quelli che legge sul web ma non vive sul web e non guadagna con il web e quindi ho seguito con attenzione la puntata di Report.
A me sembra che abbia toccato anche alcuni nervi scoperti che hanno dato fastidio a molti esperti di web.
Non voglio sollevare polemiche, ma la gran parte dei guadagni di blog e siti di informazione derivanti da Adsense sfuggono alla normale tassazione anche un sito come questo, che ha anni e anni di esperienza e di credibilità in rete, si cela dietro la scusante dei contenuti non aggiornati periodicamente per evitare la registrazione come Testata Editoriale ed i relativi costi, ma questo a tutti gli effetti è una rivista di informazione.
Come voi ci sono tanti altri esempi di siti e blog che guadagnano ma con costi di gran lunga minori ad una normale testata.
Ci sono tante attività sul web al limite della lgalità, ma le giustifichiamo perchè sono gestite da ragazzi, ma se qualcuno vende siti a 200 euro nei circuiti di annunci gratuiti o nei forum di settore o se guadagna con la vendita di template senza dichiarare queste somme al fisco, fa concorrenza sleale ai veri professionisti.
In USA se un ragazzo ha una buona idea, prima di tutto cerca di fare le cose rispettando le normative, perchè se viene pescato dal fisco sono davvero guai.
Non voglio criticare a sproposito, ma quando Report indaga su un problema, gli addetti ai lavori si sentono toccati e reagiscono, senza riflettere su certe distorsioni del loro settore.
Valerio
Penso che l'importante sia essere consapevoli di quello "che c'è dietro", ed in questo Report ha fatto bene ad informare, ma qualche messaggio tranquillizzante in più sarebbe stato utile.
Personalmente so bene di essere profilato, ma finché lo scopo è mandarmi pubblicità mirata non c'è problema, se sentirò altri pericoli cercherò di difendermi con anonymizer, server all'estero ecc.
D'altra parte, molta gente non si rende conto che usando il cellulare rende nota la sua posizione, e che le aziende di telecomunicazioni possono ascoltare le loro telefonate e leggere i loro messaggi (il caso della sicurezza telecom è lì a dimostrarlo).
Merita aggiungere che la sovrabbondanza di critiche che la trasmissione ha ottenuto da persone che, evidentemente, hanno una malcelata o inconfessata o forse solo semplicemente incompresa tendenza ad autodefinirsi sulla base della loro attività e identità (verrebbe da usare l'etimo latino: persona, personae) su internet (e quindi a fraintendere ogni critica ad internet come una critica ad personam...), rivela che la trasmissione ha colpito un nervo scoperto. Nell' entusiasmo con cui partecipiamo a tanti social network, dimentichiamo completamente che alle spalle di ogni clic su 'mi piace' sta un enorme business che trascende completamente gli intenti della utenza e i cui interessi sono del tutto incomparabili con essa e che, come tale, non si sa nemmen bene fino a che punto tale business sia davvero così sintonico con le intenzioni le aspettative e diciamo pure anche i pregiudizi di questa utenza.
Ha fatto bene Report a ricordare ai troppi entusiasti che il loro entusiasmo viene monetizzato: sì può continuare ad essere entusiasti, ma senza scordare che gli aspetti problematici esistono e che il fatto che non abbiano finora prodotto conseguenze davvero nefaste non significa che non lo potrebbero in futuro. Lunga vita a internet, ma con meno ingenuità da parte di tanti utenti che pensano che la loro passione e quella di Zuckerberg siano la stessa passione.
Può non fare piacere sentirselo dire, ma è così: per cui ha ragione Report.
Non vedete accentuato, in quanto detto nella trasmissione, quello che è il limite ma anche il pregio di Report cioè la supponenza su argomenti in cui proprio non si potrebbe !!
Andare contro qualcosa riesce sempre meglio che costruire, è un modo di essere anche di tanti giovani.
Però preferisco chi costruisce qualcosa, chi sogna, chi da seguito ai propri sogni !!!!
Ovviamente Report rimane un punto di riferimento unico per il suo modo libero di fare giornalismo.
Ciao e complimenti per l'articolo
selvin
Vogliamo te in TV!!!!!!!!!!!!!!!! ( anche se ti ho già visto su rai tre e canale 5 ai tempi del webb.it ....pioniere di Internet....ne è stata faytta di strada da allora....sia te che webamsterpoint.org che Internet in generale.!
Ciao
Riccardo
sono d'accordo con te. In fondo in un paese dove il fenomeno "internet" sembra un'ectoplasma del quale si parla alla TV quasi esclusivamente in negativo, quanto meno il REPORT della Gabanelli ha fatto una panoramica generale (con la solita goccia di scetticismo di chi non conosce approfonditamente lo strumento) ideale per far aprire gli occhi alla stramaggioranza degli utenti, che forse non si rendono nemmeno conto di quanto sottoscrivono e fanno in rete.
Credo che questo sia solo l'inizio, vedo sempre più spesso in TV Robin Good (col quale ho fatto anche qualche intervento presso la Bocconi di Milano) e questo non può che farmi piacere, vista la sua esperienza e la capacità di trasmettere passione per il web.
Insomma, in un paese dove internet è associato a 2-3 grossi nomi (ricordo ancora uno spot TIM dove la Canalis diceva esattamente: "Google è Internet!"... ora "Facebook è Internet!"), mettere la pulce nell'orecchio è già un passo avanti.
L'obiettivo sarà raggiunto quando effettivamente le persone inizieranno a pensare: "Internet? Internet sono io!" questa è la vera rivoluzione!
Un abbraccio,
Michele
http://mondoweb-bari.blogautore.repubblica.it/2009/11/27/come-monitorare-e-gestire-la-tua-reputazione-online/
Credo sia fondamentale per chiarire in modo più approfondito il mio pensiero.. :)
Grazie :P