Rapidshare cresce fortemente nello scambio file e inizia ad essere preferito a BitTorrent

Gli utenti della Rete sono sempre più orientati all'utilizzo di servizi di file hosting, in particolare di RapidShare, mentre il P2P basato su bittorrent è in declino.

Redazione 

Il P2P è in declino. I servizi di file sharing basati sul protocollo BitTorrent sono da tempo sotto stretta osservazione da parte dell’industria dei contenuti, che non esita a fare pressione sui governi nazionali o a intervenire direttamente per spingere alla chiusura di The Pirate Bay e compagnia.

È la convinzione di Vic DeMarines, vicepresidente di V.i. Labs Inc., azienda specializzata nella fornitura di software antipirateria. Se BitTorrent rappresenta ancora la via più popolare per lo scambio di file on line, l’ultimo studio di Ipoque evidenzia che gli utenti della Rete sono sempre più orientati all’utilizzo di servizi di file hosting, in particolare di RapidShare, che occupa ora il 5% del traffico Internet globale.

A conferma della crescente popolarità di RapidShare anche la classifica stilata da Alexa, che vede il sito di file hosting tra le prime venti posizioni. Sempre secondo ipoque, RapidShare e altri servizi simili, quali MegaUpload e Hotfile, sono responsabili, nel complesso, di almeno il 15% dei materiali piratati su Internet.

RapidShare consente, a fronte di 6,99 euro al mese, di scaricare tutti i file ospitati sui server del sito, senza limitazioni di banda e senza alcun filtro. Per l’industria dei contenuti, per le associazioni a tutela del diritto d’autore e per i governi, è più difficile procedere ad azioni legali nei confronti dei downloaders, perché gli utenti di RapidShare non sono tenuti, quando si registrano al servizio, a fornire i loro dati personali.

Autore: Andrea Galassi
 

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