Processo P2P pił importante mai fatto: revocata sentenza e 200mila dollari di multa. E le Major?

Dagli Stati Uniti arriva un'importante sentenza che potrebbe aprire un nuovo fronte nell'ambito della lotta al peer-to-peer portata avanti dalle case discografiche.

Redazione 

Dagli Stati Uniti arriva un’importante sentenza che potrebbe aprire un nuovo fronte nell’ambito della lotta al peer-to-peer portata avanti dalle case discografiche. Anzi, si tratta senza dubbio della decisione più importante in materia di P2P. Michael Davis, giudice distrettuale del Minnesota, ha revocato la sentenza di condanna inflitta in prima istanza a Jammie Thomas, 30enne disoccupata, citata in giudizio da Capitol Records Inc. per violazione di copyright.

La Thomas era stata condannata a pagare 222 mila dollari per aver distribuito materiale protetto da diritto d’autore attraverso il canale di Kazaa. Ma il giudice ha stabilito che rendere disponibile un file su rete peer-to-peer non significa distribuirlo. In altre parole, non si può ritenere la donna responsabile di un eventuale download del file stesso da parte di altri utenti della rete: se è reato distribuire il file protetto da copyright, non è però reato renderlo disponibile per la condivisione.

Il giudice non si è limitato a cancellare la condanna, ma ha anche rivolto un appello al Congresso degli Stati Uniti affinché modifichi il Copyright Act, soprattutto per evitare che si ripetano in futuro casi di richieste di risarcimento danni sproporzionati.

Se la Thomas venisse ritenuta colpevole di violazione di copyright, si ritroverebbe costretta a pagare 222 mila dollari per 24 canzoni (questi i file messi in condivisione), che equivalgono a circa 3 CD, ovvero a poco meno di 54 dollari. In pratica, l’ammenda ammonterebbe a oltre 500 volte il costo dell’acquisto dei CD.

Con la nuova sentenza spetta ora a Capitol l’onere della prova, ovvero dimostrare che lo scambio di file protetto è effettivamente avvenuto. Le case discografiche rappresentate dalla RIAA vedono in parte minata la loro strategia di lotta al peer-to-peer, ma la partita è aperta.

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