Privacy e Internet: 45 GB di informazioni digitali per ogni persona gestite da grandi aziende web

L'ombra digitale è formata dai dati registrati su di noi quando telefoniamo, inviamo una email, compriamo un biglietto, passiamo davanti a una telecamera. A ogni persona correispondono circa 45 GB di informazioni.

 

Il mensile Focus questa settimana ha dedicato un servizio alla cosiddetta ombra digitale. L’ombra digitale è formata dai dati registrati su di noi quando telefoniamo, inviamo una email, compriamo un biglietto, passiamo davanti a una telecamera. Solo registrare la nascita di un figlio genera 350 Gigabyte. Complessivamente a ogni persona corrispondono circa 45 GB di informazioni.

I dati digitali prodotti ad oggi nel mondo potrebbero riempire 12 pile di libri alte quanto la distanza tra la Terra e il Sole, oppure una pila di libri alta come due volte la lunghezza dell’orbita terrestre.

Ma l’ombra digitale è destinata a crescere ulteriormente: per il 2011 la pila dovrebbe coprire due volte la distanza tra il Sole e Plutone, circa 6 miliardi di chilometri, ovvero arriveremo a 20 milioni di miliardi di file.

Uno degli aspetti più singolari di questo immenso universo digitale è che noi generiamo anche informazioni che non sappiamo di generare. Quando inviamo, per esempio, una email di 1 Megabyte a 4 persone, questa sale a 51 Megabyte, poiché i PC fanno una copia delle email inviate e lo stesso fanno i server che ne gestiscono l’invio. Quando poi i destinatari scaricano l’allegato creano a loro volta dei duplicati.

Con l’ombra digitale aumenta anche il consumo reale di energia. Nel 2000 in media un server rack assorbiva la potenza di 1 kW, mentre oggi ne consuma 10 e si stanno già progettando quelli nuovi per 20 kW.

Si stima, per esempio, che Google abbia 450 mila server con una potenza totale di 90 MW, ovvero quella prodotta da un centrale termoelettrica media.

Inquietante, appare, invece, il fatto che l’85% dei dati informatici è destinato a non essere più controllato da chi lo ha creato.

Il 70% dei dati sarà generato dagli individui, ma l’85% di questi sarà gestito interamente da aziende come YouTube e Google.

Autore: Pierluigi Emmulo

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