Pensioni Governo Letta: come potrebbe cambiare la Legge Fornero. Le ipotesi sulla Riforma

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Ecco le soluzioni allo studio del governo Letta per la revisione del sistema pensionistico italiano. I sindacati spingono per l’abolizione del blocco della rivalutazione degli assegni

Pensioni Governo Letta
Marcello Tansini 

Capitolo pensioni, sono tante le ipotesi prese in considerazione con la riforma 2013-2014. Il governo Letta ha intenzione di mettere mano all’intero sistema cercando di conciliare diritti sociali e conti economici. Sono almeno tre le questioni che sono finite sul tavolo dei ragionamenti del governo Letta. Per prima cosa la modifica delle soglie anagrafiche per andare in pensione prescritte dalla riforma Fornero. Nonostante il costante aumento delle speranze di vita, la maggioranza del nuovo esecutivo le ritiene troppo rigide e socialmente poco sostenibili.

Quindi si pensa all’abolizione del blocco della rivalutazione degli assegni. L’ipotesi viene caldeggiata soprattutto dalle organizzazione sindacali che, in parallelo, suggeriscono di rivedere le cosiddette pensioni d’oro. Infine, si pensa a consentire l’anticipo dell’uscita dal lavoro di 3-4 anni a fronte di una penalizzazione proporzionale. Non si tratterebbe di una novità rivoluzionaria. Già ai tempi della riforma Dini era stato messo in conto un cambiamento del sistema pensionistico italiano che contemplasse l’autonomia nelle scelte dei lavoratori.

Contattato dalla redazione del sito IlSussidiario, Maurizio Sacconi, presidente della commissione Lavoro al Senato, indica la strada da percorrere ovvero la combinazione "nella maniera più adeguata al contesto, politiche di invecchiamento attivo (finalizzate al reinserimento del lavoratore anziano nel mercato del lavoro) con modalità di accesso al regime previdenziale flessibili e onerose. Va specificato che l’onerosità di cui parlo è contemplata dalla crescente applicazione del metodo contributivo che, già per sé, include dei disincentivi per l’uscita anticipata".

In queste ultime ore ha preso quota la revisione delle norme per il calcolo dell’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) ovvero lo strumento per la misurazione della condizione economica delle famiglie italiane sulla base di cinque indicatori: reddito, patrimonio mobiliare, patrimonio immobiliare, nucleo familiare, caratteristiche del nucleo familiare. A inserire l’ISEE fra le priorità ci ha pensato anche il viceministro alle Politiche Sociali e senatrice del PD Maria Cecilia Guerra. A suo dire, "dopo il via libera del Consiglio di Stato e lo stop della conferenza Stato-Regioni avrà bisogno di qualche modifica dopo di che partirà l’iter parlamentare".
 

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