P2P film e musica: effetti negativi mai misurati. Senza dati come fare leggi?

Lotta dura contro la pirateria digitale

Dalle difficoltà delle autorità competenti a fornire dati certi sull’impatto della pirateria digitale sull’industria legale audiovisiva deriva la complessità a elaborare misure legislativi efficaci e stringenti.

Fabio Lepre 

La pirateria multimediale è un fenomeno in continua mutazione. È in grado di adattarsi ai diversi contesti digitali e alle mutevoli regole del gioco. In poche parole è “liquida”. E forse è proprio per questo - o soprattutto per questo - che dati attendibili sulla sua quantificazione ovvero sull’incidenza sul mercato legale sono difficili da ricavare. La maggior parte della volte si procede per stime.

Come racconta l’avvocato Guido Scorza nell’articolo “L’antipirateria delle parole” pubblicato sul blog “Law & Tech” ospitato dal magazine Wired, c’è una Europa che viaggia a due velocità. Quella del Regno Unito i cui esperti avrebbero alzato le braccia: è praticamente impossibile disporre di uno studio affidabili sull’.

E quella dell’Italia dove - spiega l’autore dell’articolo – “continuano a moltiplicarsi le iniziative mediatiche, politiche e regolamentari contro i veri e presunti pirati del cyberspazio, raccontando che si tratta di azioni necessarie”. Il motivo? “L’enorme danno da pirateria che ognuno stima e misura a modo proprio con l’unica costante preoccupazione che appaia non arginabile con le norme sin qui in vigore”.

Inevitabile allora che si apra una riflessione. Troppo frettolosi i sudditi di Sua Maestà ad abbandonare una misurazione dell’illegalità multimediale che sia quanto più verosimile possibile o decisamente puntigliosi, fino al limite di ingaggiare una battaglia contro i mulini al vento, i cittadini della Repubblica italiana? Dati certi o meno, la necessità di una maggiore tutela legale sembra essere una esigenza avvertita sia da parte dei produttori che dei consumatori alla ricerca di qualità, legalità e costi contenuti.
 

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