P2P: class action contro le major, provider denunciato in Irlanda, nuove leggi in Svezia.È guerra
Lo scontro fra le major e gli utenti in tema di peer-to-peer sta solo adesso iniziando ad assumere i suoi connotati più macroscopici.
Lo scontro fra le major e gli utenti in tema di peer-to-peer sta solo adesso iniziando ad assumere i suoi connotati più macroscopici.
Finora major e utenti si sono fronteggiati prevalentemente a colpi di minacce – per lo più espresse dalle prime a svantaggio dei secondi – e tentando di chiamare in causa i provider e i governi nei modi più svariati. Adesso stanno cominciando ad apparire delle azioni di forza sempre più evidenti nei due sensi.
Negli Stati Uniti Tanya Andersen ha aperto una class action in Oregon contro la RIAA (Recording Industry Association of America). L’obiettivo è appurare quali tecniche di indagine abbia messo in campo MediaSentry per conto della RIAA e quali procedure giudiziarie sono state adottate dalle major per scoprire quegli utenti dediti al file sharing illegale. L’obiettivo della class action è dimostrare che i metodi delle major sono illeciti e che interessano qualsiasi utente sia rimasto imbrigliato in investigazioni dello stesso genere. Se la class action venisse approvata sarebbe un durissimo colpo per le case discografiche.
In Irlanda invece la EMI ha attaccato per vie legali Eircom, il più importante ISP operante sul territorio. A detta della major il provider non eserciterebbe nessun intervento sui comportamenti illeciti degli utenti pur sapendo bene che avviene un file sharing selvaggio e illegale. L’obiettivo è di suggerire anche in Irlanda, per vie legali, una sorta di dottrina Sarkozy per cui gli ISP devono filtrare e controllare le attività degli utenti.
In Svezia invece si discute in questi giorni in sede legislativa della possibilità di esimere i provider da qualsiasi responsabilità nei confronti dei propri utenti, cosa che aprirebbe il fianco a interventi pesanti e indiscriminati da parte delle case discografiche. Il Partito Pirata, che proclama la libera circolazione delle idee anche in forma di file digitali di qualsiasi genere e provenienza, è ovviamente contrario a un’eventuale legislazione in questo senso. A suo avviso il Governo deve decidere se accettare che il file sharing è ormai un dato di fatto inoppugnabile, oppure tentare di attentare alla democrazia e allo stato di diritto per proteggere un’industria non più al passo coi tempi.
E intanto inizia a profilarsi in modo sempre più pressante l’ipotesi di una tassa fissa sul file sharing...
Autore: Pierluigi Emmulo
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