Offese su Internet, discussioni accese su forum e blog: come gestire community online? Caso Twitter.
Come reagire ai comportamenti violenti e ingiuriosi su forum o blog? Un caso capitato su Twitter può costituire un interessante esempio.
Chi ha un blog, chi frequenta un forum oppure un sito di social networking dove gestisce un proprio spazio pubblico avrà molto probabilmente affrontato il battesimo dell’attacco personale, dell’offesa, perfino dell’insulto.
Certo, ci si può sottrarre a discussioni accese o addirittura maleducate, anche grazie agli strumenti tecnologici messi a disposizione dal Web 2.0, quali l’ignore, la black list e la configurazione della gestione dei commenti, per esempio impedendo quelli anonimi o quelli che rechino parole inopportune. Ma reagire a un affronto e a un attacco, specie se considerato ingiustificato o gratuito, è insito nella natura umana.
Mafe de Baggis ne parla su Punto Informatico in un’interessante riflessione che prende spunto da un caso capitato su Twitter, il servizio di micro-blog che permette agli utenti di mandare aggiornamenti via SMS, messaggeria istantanea, e-mail e applicazioni del sito stesso.
«Ariel Waldman» scrive la de Baggis «ha denunciato la mancanza di collaborazione da parte dello staff nel proteggerla da molestie subite, nonostante nelle condizioni di servizio ci si impegnasse a farlo. A peggiorare la situazione, Twitter ha anche modificato poco dopo quelle condizioni di servizio, suscitando le reazioni sdegnate di moltissimi commentatori, tra cui il rispettato web designer Jeffrey Zeldman».
Evan Williams, fondatore di Twitter, si è giustificato dicendo che la modifica delle condizioni di servizio era stata decisa prima di questo incidente, «proprio per evitare situazioni ambigue in cui è molto difficile capire perché due persone litigano. Nel caso di Ariel Waldman, per esempio, le molestie riportate dal punto di vista di Twitter non erano così gravi da giustificare la rimozione dell’account».
Secondo l’autrice della riflessione, l’errore di Twitter non è stato quello di aver rifiutato di mettersi in mezzo, ma di aver generato l’equivoco di poter fare da paciere in caso di discussioni personali impossibili da gestire per terze persone non coinvolte dall’inizio.
Come gestire, dunque, una community on line?
«Dopo tanti anni di gestione di community piccole e grandi» scrive la de Baggis «ho imparato a mie spese che quasi sempre i problemi non nascono da limitazioni della libertà, ma dalle aspettative di molti utenti di protezione e censura nei confronti di terzi. Questo succede soprattutto quando una community viene progettata senza tenere conto delle diverse sensibilità di chi la frequenterà».
«Non è possibile» conclude l’autrice «pretendere responsabilità e autodisciplina quando si pretende di controllare i comportamenti degli utenti: viceversa, in una situazione di piena e totale libertà gli utenti non possano aspettarsi che il community manager faccia loro da balia e da poliziotto insieme».
Autore: Pierluigi Emmulo
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