Nuovo sito PdL: Berlusconi e la rinnovata strategia su Internet. Con qualche problema
Il PdL ha lanciato il nuovo sito: spazio all'interazione degli elettori (anche se le risposte latitano) ma tanto spazio anche a Berlusconi e alla sua comunicazione tradizionale.
Berlusconi l'aveva annunciato durante l'estate e ora sembra che il PdL stia effettivamente muovendo i primi passi per la sua comunicazione sul web. Nel luglio 2011, infatti, l'ex premier aveva invitato i coordinatori regionali a lavorare sul territorio e a usare nuove forme di comunicazione rispetto a quelle utilizzate fino a quel momento, facendo particolare attenzione a Internet.
A gennaio 2012, così, è arrivato anche il nuovo sito del PdL, parte della rinnovata strategia di comunicazione. Le tre parole d'ordine sul sito sono, come sottolineato su Twitter da Antonio Palmieri: ascolto, comunità, riconquista. Anche se il lancio del portale forse non ha risposto propriamente a questi concetti, né, tanto meno, al reale spirito della Rete. Berlusconi ha inaugurato infatti il sito con un suo audiomessaggio e ha parlato di "discesa in Rete" (dopo la "discesa in campo" del 1994): una modalità di comunicazione che sembra continuare la tradizione verticistica del partito piuttosto che rappresentare un reale percorso di collaborazione tipico della comunicazione via Internet, che si realizza tra pari.
Si tratta quindi di una vera e propria campagna di comunicazione per riposizionare il partito nei confronti di un elettorato che forse ha iniziato a nutrire qualche dubbio. La figura di Berlusconi, però, sembra essere quasi più centrale rispetto ai potenziali elettori, che hanno comunque diversi strumenti per partecipare. Tra le nove sezioni del sito, una è dedicata ai “10 principali meriti di Silvio Berlusconi”, che gli utenti potranno leggere e votare.
La scelta social si è orientata prevalentemente su Facebook, mettendo da parte Twitter, come spiega Antonio Palmieri in un'intervista all'Unità: “Abbiamo preferito focalizzarci su Facebook, e lo abbiamo fatto per due motivi. Il primo è meramente numerico, e cioè visto che su Facebook parliamo di milioni di iscritti in più rispetto a Twitter volevamo sfruttare quei numeri. Il secondo è che secondo me Berlusconi non è uomo da Twitter. Twitter è un information network, e lui non ha bisogno, come fanno gli altri leader politici, di un'ulteriore piattaforma per lanciare i suoi comunicati stampa. E' evidente che non appena parla c'è già un feedback immediato da parte della stampa”.
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