Nanotecnologie e nanofarmaci per combattere malattie e tumori: ne parla ricercatore italiano.

Nel settore medico gli studi della nanotecnologia porteranno presto degli enormi benefici. Parla Mauro Ferrari, docente di Ingegneria biomedica, Medicina e Scienza dei materiali presso la Texas University.

Redazione 

La ricerca nel campo delle nanotecnologie non si ferma. Anzi, nel settore medico gli studi della nanotecnologia porteranno presto degli enormi benefici.

Ne è convinto Mauro Ferrari, docente di Ingegneria biomedica, Medicina e Scienza dei materiali presso la Texas University, presidente del Texas Nanotechnology Consortium e fondatore della Alliance for Nanotechnology in Cancer.

In un’intervita rilasciata a Repubblica Ferrari ha spiegato gli obiettivi delle sue ricerche e i motivi per cui in Italia siamo indietro rispetto al resto dei Paesi più avanzati.

Ferrari e i ricercatori con cui collabora a livello internazionale vogliono realizzare nano farmaci intelligenti in grado di rilasciare la sostanza necessaria al corpo umano nel punto giusto e al momento opportuno.

Lo scienziato spiega che il corpo umano è pieno di barriere biologiche che impediscono ai principi attivi di raggiungere le cellule malate. Ma grazie alla terza generazione di nano farmaci si può superare questo limite: i nuovi trasportatori di nanoparticelle riconoscono le cellule malate e vi riversano elementi diversi in base alla parte della cellula in cui si trovano.

Sinora le sperimentazioni condotto a livello animale hanno dato esito positivo e Ferrari promette che nel giro di 24 mesi inizierà anche la sperimentazione sull’uomo.

Per raggiungere questi obiettivi sono necessari investimenti che diano anche dei rendiconto economici, una controparte commerciale. Laboratori universitari e aziende devono lavorare fianco a fianco e suscitare poi l’interesse delle grandi multinazionali farmaceutiche.

In questo modo i finanziamenti non finiscono per essere a fondo perduto, ma generano un circolo virtuoso che fa bene alla salute dell’uomo e all’economia.

Una modalità di lavoro che Ferrari giudica al momento inapplicabile in Italia, dove, nonostante la grande presenza di talenti, il rapporto tra laboratori di ricerca e imprese è molto più difficile.

Gli investimenti in ricerca e sviluppo sono al minimo e questa non può generare di certo competitività e innovazione.

Autore: Arianna Bernardini

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