Musica online: P2P e streaming illegale potrebbero scomparire nel 2012
L’industria musicale e gli utenti sono in una fase di riposizionamento in seguito alla chiusura di alcuni dei principali siti di distribuzione file. Quali prospettive?
Certo, affermare che la distribuzione di contenuti multimediale via web è agli ultimi giorni di vita e che il sistema del peer to peer potrebbe scomparire nel giro di un anno è una provocazione un po' azzardata. Ma che l'oscuramento di Megaupload, popolare sito di file hosting, abbia costretto utenti, pirati digitali e industria legale della musica a un ripensamento di strategie e comportamenti, è sotto gli occhi di tutti. I primi infatti sono alla ricerca di alternative più o meno valide (e preferibilmente lecite e magari a prezzi contenuti). I secondi non si danno per vinti e cercano di trovare nuove forme per lo scambio di film, canzoni, giochi e software. D'altronde, la storia della Rete è piena di nascite e rinascite sotto spoglie sempre diverse: quanti dopo la chiusura di Napster avevano gridato alla fine di un'epoca?
Ma le risposte più interessanti potrebbero arrivare proprio dall'industria legale. Il (momentaneo?) vuoto che si è creato potrebbe essere occupato da quelle piattaforme di contenuti in streaming che, altrove, proliferano e raccolgono milioni di utenti. Gli esempi più noti sono Spotify e Hulu. Da tempo di vocifera di un loro sbarco anche in Italia, ma per ora alle buone intenzioni non sono seguiti i fatti. La chiave per avere successo è il mix di offerta adeguata ovvero un ricco e aggiornato catalogo di proposte e di prezzi contenuti. Qualche segnale incoraggiante c'è, ma ancora troppo poco convincente per assicurare un buon seguito di appassionati.
Anche gli operatori si danno da fare proponendo offerte integrate come quella di Telecom Italia che, con LG, porta Cubomusica sulle Smart TV (TV, lettori Blu-ray, home cinema). Gli utenti hanno a disposizione 4 milioni di brani musicali delle principali case discografiche italiane. Analogo impegno si nota dai vari Rara, Deezer e iTunes di Apple.
Eppure, nonostante la denuncia di una pirateria dilagante, la musica digitale in Italia cresce del 22% e arriva a 27,5 milioni di euro, trainata da download e streaming. Sono i dati della Federazione Industria Musicale Italiana. Secondo il suo presidente Enzo Mazza, “pur trovandoci in un ecosistema complesso e fragile, dove anche il più innovativo modello di business si deve confrontare con il fatto che ancora il 23% degli utilizzatori di internet accede a servizi illegali, e gli unici veri sforzi per portare i consumatori verso le piattaforme legali, sono stati compiuti dell’industria e dai propri partner, le tendenze per gli anni a venire sembrano essere positive. È evidente che anche il mondo delle Istituzioni deve fare la sua parte, soprattutto promuovendo una seria strategia per lo sviluppo dei contenuti digitali e per il contrasto alla pirateria”.
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