Mafia su Facebook: gruppi di sostegno ai padrini non bloccati online. Polemica.
Su Facebook esistono gruppi di sostegno a personaggi di spicco della mafia, come Riina e Provenzano. Ed è polemica.
Chi conosce Internet sa che quello che si trova sul web non fa altro che riflettere (e a volte amplificare) ciò che accade nel mondo reale. Ne è lo specchio e la potenza del mezzo può portare a volte a deformare la realtà. Per questo stupisce, ma non troppo, che su Internet vi siano gruppi di sostegno ai boss della mafia italiana.
Che la mafia goda di un certo favore in determinati ambienti e contesti sociali, infatti, è cosa nota. E così, questo humus è finito in Rete, per la precisione su Facebook, il sito di social networking più popolare del momento. Qualcuno ha pensato di creare dei gruppi a sostegno di personaggi come Totò Riina e Bernardo Provenzano, ottenendo un notevole riscontro di sostenitori che hanno aderito all’iniziativa. E ovviamente non poteva non nascere la polemica. Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni, ucciso proprio dagli uomini di Riina, sottolinea che il male, purtroppo, esercita ancora fascino sui giovani e che è necessario impegnarsi perché ciò non accada. «Certi messaggi su Internet, certi film non aiutano» osserva la signora Falcone.
L’indignazione ha travalicato i confini nazionali. Daisy Goodwin, opinionista del quotidiano inglese Times, ha scritto un articolo in cui attacca senza mezze misure la policy di Facebook, dove le foto di donne che allattano al seno vengono rimosse perché considerate nudità e dove la censura, invece, non colpisce chi inneggia ai capimafia. «Una strana morale», la definisce Goodwin.
Preoccupazione viene espressa anche da Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, anch’egli vittima di Riina e Provenzano. Secondo Salvatore, è in corso una campagna ben precisa di disinformazione per delegittimare i magistrati e coloro che cercano la verità sui fatti di mafia. Borsellino sostiene che dietro l’identità di giovani che inneggiano ai padrini vi siano uomini che in realtà conoscono molto bene le inchieste che riguardano Riina e compagnia e che i messaggi sul sito di social networking siano un ulteriore modo per creare un clima favorevole alla revisione dei processi dei padrini e dei loro sodali.
Autore: Arianna Bernardini
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